di Lino Ferrero
BRA – Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di una città meglio di qualsiasi libro. Piccole chiese, antichi sentieri e pietre che, da oltre mille anni, raccontano la nascita di una comunità. È proprio questo il filo conduttore della suggestiva passeggiata culturale che si è svolta venerdì scorso, quando un numeroso gruppo di braidesi si è ritrovato all’imbrunire per intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo.
Guidati con passione e competenza dalla professoressa Irene Ciravegna, referente del gruppo di Italia Nostra Braidese, i partecipanti hanno ripercorso le origini della città e del cristianesimo locale, immersi nella cornice verde e suggestiva della Conca d’Oro. La passeggiata è stata l’occasione per raccontare l’evoluzione di Bra attraverso le sue tre storiche pievi, tre edifici sacri che testimoniano lo spostamento graduale del centro abitato e segnano tre momenti fondamentali della sua crescita religiosa, civile e urbanistica.
La storia comincia proprio con San Giovanni Lontano, edificata tra il 1014 e il 1070 nella campagna un tempo chiamata Conca d’Oro, che rappresentò la prima pieve della città. Successivamente, con lo sviluppo del borgo sull’altopiano, il cuore della comunità si spostò e venne costruita San Giovanni Vecchio, in piazza Conti del Grione, nei pressi della Casa Natale del Cottolengo, che divenne così la nuova chiesa principale. Infine, nel 1884, per rispondere alle esigenze di una Bra ormai in piena espansione urbana, fu realizzata l’attuale chiesa di San Giovanni Battista nella Contrada Nuova, completando un percorso millenario di trasformazione della città.
Il percorso: da San Giovanni Vecchio alla culla del cristianesimo braidese
La visita guidata è iniziata proprio davanti a San Giovanni Vecchio, seconda pieve della città. Dell’antico edificio oggi resta una sola navata, impreziosita da affreschi di grande valore e conservata all’interno della proprietà della famiglia dell’architetto Riccardo Moroni.
Da qui, la comitiva si è incamminata verso San Giovanni Lontano, lungo la strada che conduce ad Alba. Per molti dei presenti si è trattato di una vera e propria scoperta: non tutti sanno, infatti, che questa piccola chiesa rappresenta il reale punto di partenza della storia religiosa braidese.
Se la tradizione ne colloca la fondazione intorno al 1070, diversi documenti ne attestano l’esistenza già nel 1014. Sebbene sia stata modificata più volte nei secoli, la chiesa conserva ancora preziosi elementi dell’impianto originario, come la sacrestia, parte delle murature esterne e l’antico battistero.
La sua storia si intreccia a doppio filo con la nascita stessa di Bra. Tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, per sfuggire alle invasioni, gli abitanti dell’antica Pollenzo abbandonarono la pieve di San Vittore per rifugiarsi sul rilievo della Conca d’Oro, una posizione decisamente più sicura e difendibile. Fu qui che sorse il primo centro religioso della nuova comunità. Qualche decennio più tardi, l’arrivo dei monaci di Bobbio e la fondazione della chiesa della Veneriacontribuirono a consolidare definitivamente la presenza cristiana sul territorio.
Un luogo di culto ancora vivo
All’interno di San Giovanni Lontano è custodita la venerata immagine della Madonna del Buon Consiglio, protagonista ogni anno delle celebrazioni del mese di maggio. Ma la vera sorpresa della serata è arrivata grazie alle testimonianze di Rosanna e Grazia, da anni instancabili custodi della chiesetta.
Rispondendo alle curiosità dei partecipanti, hanno ricordato che San Giovanni Lontano non è soltanto uno scrigno di memoria storica, ma continua a essere un luogo di culto vivo e pulsante. Da metà settembre a metà giugno, infatti, ogni sabato alle 16.30 vi viene celebrata la Santa Messa: un appuntamento intimo che riunisce gli abitanti della Conca d’Oro e tutti coloro che desiderano ritagliarsi un momento di raccoglimento e spiritualità.
Dopo oltre un millennio, San Giovanni Lontano continua così a svolgere la sua missione originale: non solo custodire le radici della cristianità braidese, ma rimanere un punto di riferimento dove storia, fede e memoria si incontrano in un equilibrio che il tempo non è riuscito a scalfire.
