Liste d’attesa, in Piemonte migliorano i tempi per visite ed esami

Secondo Agenas, le prime visite nei tempi previsti salgono al 72,2%, oltre la media nazionale

Liste d’attesa, in Piemonte migliorano i tempi per visite ed esami

SANITÀ – Migliorano in Piemonte i tempi di attesa per le prime visite specialistiche e gli esami diagnostici, anche se permangono criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie. È quanto emerge dal nuovo Bollettino Liste d’attesa di Agenas, diffuso giovedì 22 ottobre e aggiornato al 30 settembre 2026.

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la percentuale di prenotazioni per le prime visite che rispettano i tempi di garanzia è passata dal 69,2% dei primi nove mesi del 2025 al 72,2% dello stesso periodo del 2026, con un incremento di 3 punti percentuali, superiore alla crescita media nazionale di 1,7 punti.

Un segnale positivo arriva anche dagli esami diagnostici, per i quali il rispetto dei tempi previsti si mantiene sopra la soglia dell’80%, passando dall’82,4% all’82,7%.

A commentare i risultati è l’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi: «Consapevoli che le criticità e i problemi delle liste d’attesa non siano risolti, il nuovo monitoraggio Agenas conferma che il lavoro avviato sta producendo miglioramenti concreti. La crescita delle prime visite garantite nei tempi previsti è superiore alla media nazionale e rappresenta un segnale importante, soprattutto considerando le criticità che il sistema sanitario piemontese, come quello nazionale, sta affrontando. Non è ancora il risultato che vogliamo garantire ai cittadini, ma è un progresso che dobbiamo consolidare e accelerare».

Il peso delle classi di priorità nella lettura dei dati

Un elemento sul quale la Regione richiama l’attenzione riguarda le differenti modalità di classificazione delle prestazioni sanitarie, che possono incidere sul confronto tra i risultati delle diverse regioni.

«Un altro aspetto importante che il rapporto nazionale mette chiaramente in evidenza sono le percentuali di rispetto dei tempi che devono essere lette anche alla luce delle modalità con cui vengono attribuite le classi di priorità. In Piemonte le prime visite classificate nella categoria P, quella programmabile entro 120 giorni, rappresentano appena l’8,8% del totale, contro una media nazionale del 34,9%. È una differenza significativa, che dimostra quanto sia importante considerare la distribuzione delle priorità cliniche per interpretare correttamente i risultati dei diversi sistemi sanitari regionali».

La stessa Agenas sottolinea nel Bollettino che “tale eterogeneità incide anche sulle percentuali di rispetto dei tempi di garanzia”, evidenziando la necessità di interpretare i dati considerando le differenti modalità di classificazione delle prestazioni.

Il documento richiama inoltre l’importanza dell’appropriatezza prescrittiva, distinguendo correttamente le prime visite dai controlli successivi, per utilizzare in modo più efficace le disponibilità e garantire percorsi assistenziali adeguati alle esigenze dei pazienti.

Le precisazioni sui dati relativi alla presa in carico

L’assessore interviene anche sulla diffusione di alcuni dati parziali relativi alla presa in carico dei pazienti, utilizzati per elaborare confronti tra le regioni.

«Inoltre è necessaria una precisazione su alcuni dati parziali, che sono stati fatti circolare strumentalmente in queste ore, in riferimento alla presa in carico sulle liste d’attesa. Sul tema sono intervenuti direttamente i vertici di Agenas confermando che questi dati, non ufficiali e non comparativi, non possono essere utilizzati per costruire classifiche regionali, a causa delle differenti modalità organizzative e di rilevazione della presa in carico. In Piemonte, ad esempio, vengono distinti il “primo accesso” e “l’altro accesso”, quest’ultimo particolarmente rilevante numericamente per l’assistenza ai pazienti cronici. E se sul primo accesso il Piemonte risulterebbe tra le ultime posizioni della classifica (269,1 prese in carico ogni mille abitanti), su “l’altro accesso”, che la tabella strumentalmente diffusa non prendeva in considerazione, siamo al primo posto tra le Regioni in Italia (426,1 ogni mille abitanti per le prese in carico e 279,7 ogni mille abitanti per le prestazioni erogate)».

Si tratta, precisa la Regione, di dati parziali che non possono essere considerati indicatori comparativi attendibili. Non a caso, queste rilevazioni non figurano tra gli indicatori regionali pubblicati nel Bollettino ufficiale Agenas aggiornato al 30 settembre 2026.

Per superare tali differenze, l’Agenzia sta lavorando, attraverso la nuova piattaforma nazionale, alla definizione di indicatori omogenei e confrontabili.

Nuovo CUP regionale e migliore organizzazione delle prenotazioni

Il miglioramento dei tempi di attesa passa anche attraverso una gestione più efficiente delle agende e delle risorse disponibili.

«È proprio in questa direzione che stiamo lavorando. Ridurre le liste d’attesa non significa soltanto aumentare il numero delle prestazioni, ma anche migliorare l’organizzazione, la gestione delle agende, l’appropriatezza delle prescrizioni e la capacità di prendere in carico i cittadini. Il nostro obiettivo è fare in modo che le risorse disponibili vengano utilizzate sempre meglio e che gli appuntamenti possano essere garantiti nel minor tempo possibile, in relazione alle reali esigenze cliniche».

In questo percorso rientrano le soluzioni organizzative introdotte dalla Regione Piemonte per ottimizzare l’utilizzo delle agende, già indicate da Agenas nel precedente Bollettino tra le buone pratiche nazionali, e il lavoro per la realizzazione del nuovo CUP unico regionale, destinato a migliorare la gestione delle prenotazioni.

Restano tuttavia difficoltà in alcune specialità mediche e nell’accesso ai servizi, sulle quali la Regione assicura di voler continuare a intervenire.

«I miglioramenti registrati non devono farci dimenticare le difficoltà ancora presenti, soprattutto in alcune specialità e nell’accesso alle prenotazioni. Sono problemi che conosciamo e sui quali continueremo a intervenire, anche grazie ai nuovi strumenti nazionali di monitoraggio. La direzione è chiara: aumentare la capacità di risposta del sistema sanitario, rendere più semplice l’accesso alle prestazioni e garantire sempre più visite ed esami nei tempi previsti. È su questi risultati che intendiamo misurare il nostro lavoro».

Redazione

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