Fotoservizio di Pierangelo Vacchetto
ALBA – Un confronto diretto e ricco di spunti quello che ha visto protagonista la sindaca di Genova, Silvia Salis, ospite alla Fondazione Mirafiore nelle Langhe. Intervistata dal direttore de La Stampa, Cesare Malaguti, Salis ha parlato della sua esperienza politica, delle sfide del Paese e del linguaggio pubblico, intrecciando riflessioni personali e politiche.
La carriera nello sport
Prima di approdare alla guida della sesta città d’Italia, Salis ha costruito una carriera sportiva di alto livello: martellista, è stata campionessa italiana per venti volte e ha partecipato a due edizioni dei Giochi Olimpici, un percorso che continua a influenzare il suo modo di guardare alla politica. Proprio il passaggio dallo sport alla vita pubblica è stato uno dei primi temi affrontati. «In politica succede praticamente di tutto», ha osservato. «Nello sport non puoi denigrare il tuo avversario. Se ti batte è perché è più forte. Può capitare, in politica, che una consigliera dell’opposizione ti dia dell’incapace anche se sei il sindaco, e non c’è quasi modo di replicare. È diventato normale dire tutto e il contrario di tutto».
Contro la demagogia
Per la sindaca, il problema principale è il livello del confronto pubblico: «La politica italiana è diventata una tifoseria: uno contro l’altro su qualsiasi tema, senza meritocrazia e senza una vera discussione sui contenuti. Tutto si sposta sul piano personale e nella politica territoriale questo accade ancora di più». Una dinamica che, ha sottolineato, diventa ancora più pesante quando a ricoprire il ruolo è una donna. Nonostante gli attacchi, Salis ha chiarito di non sentirsi ferita dagli insulti: «La difficoltà è che quando rappresenti un’istituzione non puoi rispondere allo stesso livello». ha spiegato. «Anche quando ti trovi davanti persone che fanno attacchi continui, il sindaco non può abbassarsi».
Da Meloni a Schlein, per arrivare a Trump
Nel corso dell’incontro si è parlato anche del linguaggio nella musica rap e trap. Su questo punto la sindaca ha ribaltato la prospettiva: «I rapper e i trapper fanno il loro lavoro. Possiamo non condividere alcuni testi, ma se c’è un ambito in cui bisognerebbe moderare il linguaggio è la politica. In una repubblica democratica nel 2026 dovremmo usare toni più adeguati». Il dialogo con Malaguti si è poi spostato sui protagonisti della politica nazionale. Salis ha definito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni una leader «strategica», mentre ha descritto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein come «una persona leale». Guardando alla scena internazionale, la sindaca ha commentato anche alcune immagini diffuse dalla Casa Bianca che ritraggono il presidente americano Donald Trump con leader religiosi evangelici: «Quando la religione diventa folklore», ha osservato, «siamo molto lontani dal senso autentico della fede. Sono cattolica ma credo fortemente nelle istituzioni laiche».
L’assurda diffidenza verso la conoscenza
Nel corso della conversazione Salis ha insistito molto sul tema della qualità della classe dirigente: «La politica dovrebbe essere il luogo delle persone migliori del Paese», ha detto. «Quando ascolto chi governa voglio pensare di avere davanti una persona eccezionale, non qualcuno che parla in modo populista solo per sembrare vicino alla gente». Secondo la sindaca, negli ultimi anni si è diffusa una diffidenza pericolosa verso competenze e conoscenza: «Quando si parla dei “professori di Bruxelles” come se studiare fosse una colpa, siamo al dramma totale», ha affermato. Tra i temi affrontati anche quello dell’innovazione: «Si parla molto di intelligenza artificiale, ma quasi mai di come investirci davvero, ha osservato. «Non possiamo combatterla: è già qui e migliora ogni giorno. Dovremmo lavorare insieme in Europa per colmare il divario tecnologico».
L’appeal di Roma, ma per ora resta a Genova
La riflessione si è poi spostata sulle politiche per la natalità. «Non basta dare un bonus a chi resta incinta», ha spiegato. «In Italia il primo figlio arriva spesso vicino ai quarant’anni e un percorso di fecondazione assistita può costare anche diecimila euro. Se vogliamo affrontare davvero il problema demografico dobbiamo investire sul sistema sanitario». Salis non ha escluso che in futuro possa impegnarsi anche nella politica nazionale, ma ha ribadito la centralità del suo ruolo attuale. «Costruire una carriera politica nazionale richiede tempo e rispetto per le istituzioni», ha detto. «Oggi sono a Genova e questo è il mio compito». Dopo i primi mesi di mandato invita alla prudenza sui risultati: «Sarei una mitomane se dicessi di aver cambiato la sesta città d’Italia in pochi mesi». L’obiettivo, però, è chiaro: «Vorrei essere ricordata per aver trasformato Genova», ha spiegato, «da città più anziana d’Italia in un luogo dove i giovani desiderano vivere e restare». Una sfida che, secondo la sindaca, passa da politiche concrete su lavoro, sanità e sicurezza. «Le elezioni si vincono parlando dei problemi reali delle persone e offrendo soluzioni credibili, non con gli slogan», ha detto.

