di Manuela Zoccola
CASTELL’ALFERO – In concomitanza con le celebrazioni dell’anniversario della Liberazione il comando provinciale delle Fiamme gialle di Asti ha voluto onorare la figura del finanziere Attilio Martinetto, medaglia d’oro al valore, con una solenne cerimonia nel giardino di piazza Castello a Castell’Alfero (Comune astigiano che gli ha dato i natali il 1° febbraio 1922). Qui, è posta una targa che ricorda il finanziere ucciso dalle forze nazifasciste.

La deposizione di una corona d’alloro, consegnata dalla sezione astigiana dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia (Anfi), è stato commemorato il tragico epilogo della vita del militare trucidato a Cuneo proprio il 25 aprile del 1945. Alla cerimonia in ricordo della sua persona e del suo operato, ispirato ai valori più alti della difesa della libertà e della patria che sono stati sanciti qualche anno dopo nella Carta costituzionale, hanno partecipato il comandante provinciale di Asti insieme a una rappresentanza di ufficiali e militari in servizio e in congedo del Comando provinciale astigiano e della Sezione locale dell’Anfi, le signore Anna e Irene Martinetto, nipoti del finanziere, il sindaco di Castell’Alfero e i rappresentanti del gruppo Alpini del paese e dell’Associazione combattentistiche e reduci.
Come ribadito dal Comando provinciale della Guardia di finanza, con il sacrificio della propria persona Martinetto rappresenta un simbolo e un limpido esempio indelebile di dedizione a difesa della libertà e della patria per tutti i cittadini e in particolare per i giovani.
La medaglia d’oro assegnata nel 2007
Nel testo della motivazione contenuta nel decreto del presidente della Repubblica, datato 31 ottobre 2007, con cui è stata tributata l’onorificenza alla memoria di Martinetto, si legge: «Giovane e ardente Finanziere, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderiva alla Resistenza, aggregandosi a una Divisione partigiana che lo incaricava di svolgere delicate e pericolose azioni informative. In tale veste forniva preziose informazioni che consentirono di evitare la cattura di numerosi partigiani, riuscendo a far pervenire ai comandi partigiani il piano dettagliato per l’attacco alla città di Alba, proclamatasi repubblica autonoma, consentendo ai difensori di protrarre la resistenza oltre ogni logico limite. Catturato dai fascisti, riusciva a fuggire, ma si riconsegnava ai suoi carnefici per ottenere la liberazione della sua giovane sposa, presa in ostaggio. Dopo interminabili sevizie, veniva fucilato assieme ad altri compagni nel giorno della Liberazione dando esempio di luminoso spirito di sacrificio, eccezionale senso del dovere, prorompente anelito alla libertà ed eroico sprezzo della morte».

