di Lidia e Battista Galvagno
PENSIERO PER DOMENICA – TERZA DI QUARESIMA – 8 MARZO
Per una fortunata coincidenza, l’8 marzo, che celebra il protagonismo delle donne, il Vangelo della domenica ha come protagonista la Samaritana, incontrata da Gesù al pozzo di Giacobbe (Gv 4,5-42). Una donna capace di tenere testa a Gesù. Nell’itinerario quaresimale delineato dalla prima lettura, è Mosè a farci da guida (Es 17,3-7). In Quaresima siamo sollecitati a “ripassare” i fondamentali della vita e della fede: dopo aver riflettuto sulla vita come lotta e sulla necessità dell’ascolto, oggi siamo invitati a chiederci se abbiamo sete, ossia bisogno di Dio.

Per indicare il bisogno che abbiamo di Dio, nella Bibbia si usa il simbolo efficacissimo dell’acqua, perché essa è un bisogno primario dell’uomo, secondo solo all’ossigeno. Non trovare da bere era il terrore che spinse gli Israeliti, nel deserto del Sinai, a rivoltarsi contro Mosè che li aveva guidati nella fuga dalla schiavitù d’Egitto. Andare ai pozzi ad attingere acqua per le necessità della famiglia era il compito mattutino delle donne. Anche la Samaritana lo stava assolvendo. L’orario insolito favorì l’incontro con Gesù.
Come l’acqua, la salvezza è gratis: non la produciamo noi. Renderci conto di questo è il primo passo della fede, come suggerisce Gesù: «Se conoscessi il dono di Dio». La gratuità della salvezza è un chiodo fisso di Paolo, che ricorda ai Romani (5,1-8) che noi siamo «giustificati per fede», che questa ci garantisce «l’accesso alla grazia». Non dobbiamo però dimenticare che noi abbiamo bisogno di qualcuno che l’acqua ci aiuti a trovarla, come Mosè o che la attinga dal pozzo come la Samaritana. La salvezza non è una relazione privata tra noi e Dio, ma chiama in causa sempre la comunità.
Dove trovare l’acqua, ossia dove incontrare Dio? È l’oggetto della seconda parte del dibattito tra Gesù e la donna, quando lei cerca di sviare il discorso dalle questioni personali: «I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme, il luogo in cui adorare». La risposta di Gesù è chiara e liberante: «Viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». Il centro della vita religiosa non è più il Tempio, ma l’uomo, la comunità! Giudei e non, uomini e donne, ricchi e poveri, tutti possono adorare Dio. In ogni luogo, perché nessuno è escluso dal suo amore. Anzi, come ricorda Paolo, «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito». Non il Tempio, ma il cuore dell’uomo è la dimora preferita da Dio.
