TORINO – Alle 7 di ieri mattina (mercoledì 11 marzo), presso la settima sezione del padiglione B della casa circondariale di Torino, nel corso di una perquisizione straordinaria sono stati rinvenuti tre smartphone con i relativi caricabatterie, circa cinque grammi di hashish, due grammi di cocaina e due bottiglie artigianalmente modificate utilizzate per fumare.
L’aggressione
Durante le operazioni si è verificato anche un episodio di particolare gravità: un appartenente alla Polizia penitenziaria è stato costretto a ricorrere alle cure di un ospedale cittadino dopo essere stato aggredito da un detenuto che, nel tentativo di occultare e distruggere uno dei telefoni rinvenuti, lo ha spinto violentemente contro una porta blindata, facendogli battere la testa e la schiena.
Il poliziotto, dopo le cure mediche ricevute, è stato dimesso con una prognosi di quattro giorni per trauma cranico.
A darne notizia è Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato autonomo Polizia penitenziaria (Sappe), che evidenzia come «l’episodio dimostri ancora una volta le difficoltà operative e i rischi a cui è quotidianamente esposto il personale di Polizia penitenziaria nello svolgimento del proprio servizio».
La solidarietà del Sappe
Solidarietà e vicinanza al poliziotto ferito sono state espresse anche da Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Basta aggressioni ai Poliziotti. Chi indossa una uniforme e garantisce la sicurezza di tutti non può essere lasciato senza adeguati strumenti di difesa. È necessario intervenire subito dotando gli agenti di strumenti di autotutela, a partire dallo spray al peperoncino, già utilizzato in molti contesti come mezzo efficace e non letale per gestire situazioni di pericolo. L’inerzia davanti al crescente numero di aggressioni rischia di produrre un grave effetto emulativo e di alimentare un clima di impunità. Proteggere chi ci protegge è una responsabilità che non può più essere rimandata».
c.s.
