Servizio e video di Pietro Battaglia
SPORT E SALUTE – Langhe e Roero sono una terra di sportivi? E, soprattutto, quanto i giovani comprendono il valore dell’attività fisica? Uno sguardo prezioso arriva dal Bollettino epidemiologico pubblicato, il mese scorso, dall’Asl Cn2. Una sezione è intitolata “Analisi della popolazione in età sportiva”, con riferimento al 2024: è un approfondimento su chi, nei dodici mesi in questione, si è sottoposto alla visita medico-sportiva.
I numeri
Emergono interessanti informazioni, dalle discipline più praticate – e da chi – alle differenze territoriali, oltre che un focus sugli indici di sovrappeso e obesità. Andiamo per ordine: sono state effettuate un totale di 3.341 visite sportive, suddivise in 2.915 di tipo agonistico e 426 di tipo non agonistico. A livello metodologico, queste ultime escono dal report, dal momento che sono rivolte ad attività di tipo amatoriale. Un altro aspetto da non dimenticare: i numeri si riferiscono alle prestazioni effettuate dall’azienda sanitaria, mentre molte persone, a causa dei lunghi tempi di attesa nel pubblico, si affidano a strutture private. In ogni caso, visto l’elevato volume di persone coinvolte, lo studio è una fotografia affidabile sullo stato dell’arte.
Si parte con la distribuzione di genere, con un forte sbilanciamento verso i maschi, che rappresentano il 61% di chi si è sottoposto a visita sportiva, mentre le donne sono al 38.9%. In particolare, se si unisce questo dato a quello dell’età (guardando cioè le fasce in cui si pratica più sport agonistico), il picco di prevalenza è tra gli 11 e i 14 anni, dove i ragazzi sono quasi il 61%), e tra i 15 e i 24 anni, dove sono poco più del 67%. L’unico dato in controtendenza, guardando sempre alle diverse età, è quella al di sotto dei dieci anni, dove le bambine sono il 76,3%, rispetto al 23,7% dei bambini. Se ci si concentra solo sul dato anagrafico, poi, circa tre quarti di chi si è sottoposto a una visita sportiva per attività agonistiche ha tra gli 8 e i 24 anni.
È interessante anche la ripartizione per Comune di residenza: oltre la metà degli atleti visitati, il 57%, vive ad Alba o nei paesi del distretto albese. Risulta inferiore la quota braidese e quella dei Comuni fuori dall’Asl.
Ricadute positive
Si torna, da un altro punto di vista, al tema del genere, che sembra caratterizzato da un certo stereotipo: tra i maschi prevalgono in particolare il calcio (94,8%), pallacanestro (80,3%), ciclismo (88,6%), rugby (86,4%), per poi proseguire con judo (77,4%), karate (75,0%) e kick boxing (82,1%). Tra le ragazze e le donne, dominano ginnastica (94,5%), pallavolo (81,7%), danza sportiva (79,2%), equitazione (81,0%), pattinaggio (95,5%) e twirling (95,7%). Ci sono anche discipline più bilanciate, come l’atletica leggera, dove la componente maschile è al 59,5%. A prevalenza femminile è anche il nuoto, al 61%.
L’ultimo aspetto riguarda la salute. Tra i maschi prevale il normopeso (73,5%), che però diminuisce con l’età, passando dal 78% tra gli 11 e i 14 anni, fino al 49,5% tra gli adulti tra 55 e 64 anni. Di pari passo, cresce il sovrappeso, – oltre il 45% tra i 55 e i 64 anni, ma c’è anche un 17% tra 11 e 14 anni –, mentre l’obesità rimane contenuta.
Anche tra le donne prevale il normopeso (81,7%), soprattutto nelle età centrali, con dinamiche analoghe. «I dati evidenziano il trend negativo sia in fase prepuberale sia adulta, che suggeriscono la necessità da parte del singolo e delle istituzioni di mettere in atto interventi mirati a un miglioramento dello stile di vita», si legge.
Toselli: «Il movimento è vita, ma servono strutture»
Alla luce dei dati emersi dal Bollettino epidemiologico, abbiamo fatto il punto con Gianluca Toselli, responsabile della struttura di medicina sportiva dell’Asl Cn2: «Lo sport è solitamente la forma di movimento che le persone scelgono, anche se non è l’unico modo di fare attività motoria. Muoversi dovrebbe essere il nostro pane quotidiano, ma purtroppo la vita delle persone è invece sempre più sedentaria. Il report, in particolare, ci permette di avere il polso della situazione per quanto riguarda la popolazione giovanile, che sono circa i tre quarti dei nostri utenti», esordisce.
Come si spiega, nel campione analizzato, una presenza in pratica doppia della componente maschile, Toselli?
«Penso accada per due motivi. Di certo, ci sono retaggi culturali e una visione della virilità maschile molto legata all’attività fisica e sportiva. In secondo luogo, in Italia il calcio è stato in passato lo sport storicamente più praticato. Di conseguenza, tutti i Comuni hanno strutture per praticarlo, ma spesso questo non accade per gli altri sport, tra cui quelli a prevalenza femminile che avrebbero bisogno di palestre. Il trend di praticanti femminili sul calcio è comunque in crescita».
Quali ostacoli, dunque, frenano l’attività sportiva?
«In primo luogo, cito nuovamente le strutture: non si gioca più per strada, al campetto o all’oratorio, come una volta. Se chi vuole praticare uno sport non ha comoda e raggiungibile una palestra o una piscina, non può farlo. Anche perché serve la disponibilità delle famiglie, che deve essere molta, visto che c’è bisogno di frequenza negli allenamenti, spesso per più giorni alla settimana. Rispetto a un tempo, ci sono anche costi più elevati, non soltanto per le trasferte, ma anche per le iscrizioni e le attrezzature. Un altro nemico è la tecnologia: viene concessa sempre più in tenera età ed è un deterrente contro il movimento».
Quali sono le ricadute positive dello sport per i giovani?
«Partirei dalla socialità, essenziale per la crescita e lo sviluppo anche dal punto di vista psicologico. Riguardo al benessere fisico, l’Organizzazione mondiale per la sanità e il Ministero della salute ci dicono che il più grande nemico è la sedentarietà. Già Ippocrate aveva individuato i due ingredienti per la salute: corretta alimentazione ed esercizio fisico. Fare sport è un’attività naturale dell’uomo, che lo mantiene in salute e previene tutte le patologie croniche non trasmissibili di cui si soffre oggi. Ogni movimento conta. Riguardo ai ragazzi e alle ragazze, lo ribadisco: si può dire loro di fare sport, ma serve poi offrire gli spazi in cui poterlo fare. Le risorse, anche europee, ci sarebbero, ma occorrono amministratori locali con sensibilità e iniziativa nel portare avanti i progetti. Per esempio, nel Nord d’Italia durante l’inverno c’è un grande bisogno di strutture al chiuso».
Il campione di adulti è ridotto, ma indicativo: quali sono le attività più praticate in questa fascia?
«Soprattutto ciclismo e atletica leggera. Con il passare degli anni, il corpo subisce un logorio e alcuni sport vengono meno praticati. Ci sono comunque degli irriducibili che proseguono con il calcetto».
Riguardo alla scelta dell’attività per i giovani, in base alla sua esperienza, consiglierebbe uno sport individuale o di squadra?
«L’importante è fare attività fisica. Direi che in tenera età è utile fare di tutto, per differenziare gli stimoli. Lo sport individuale ti fa concentrare molto su te stesso, mentre in squadra è fondamentale l’aspetto della socializzazione. Nell’età dello sviluppo, mi sentirei di consigliare proprio quest’ultimo perché dà benefici mentali e insegna a stare insieme ad altre persone».
