Operazione Tanaro: discarica abusiva al campo nomadi Pinot Gallizio di Alba, le concentrazioni di inquinanti oltre 300 volte superiori ai limiti di legge [foto e video]

Gli accertamenti hanno coinvolto complessivamente 21 persone per ipotesi di gestione illecita dei rifiuti e realizzazione di una discarica abusiva.

Operazione Tanaro: discarica abusiva al campo nomadi Pinto Gallizio di Alba, le concentrazioni di inquinanti oltre 300 volte superiori ai limiti di legge 4

di Andrea Olimpi

L’OPERAZIONE – Rifiuti accumulati e smontati per recuperarne i materiali da rivendere, componenti senza valore abbandonati sul terreno e concentrazioni di alcuni inquinanti che, nei punti campionati, hanno raggiunto valori fino a 300 volte superiori ai limiti di legge. È il quadro illustrato questa mattina, giovedì 29 ottobre, al Comando provinciale dei Carabinieri di Cuneo durante la conferenza stampa sugli sviluppi dell’operazione Tanaro, incentrata sulle attività di gestione dei rifiuti nel campo nomadi di Pinot Gallizio, ad Alba, vicino al cimitero e al fiume che ha visto l’impiego simultaneo di circa 100 Carabinieri (tra componente territoriale e forestale).

Nel corso dell’indagine quale è stato svelato un vero e proprio mercato parallelo e remunerativo: oltre al sequestro di svariate tonnellate di rifiuti pericolosi e cumuli di metalli pregiati, sono stati rinvenuti timbri aziendali usati per attestare falsi conferimenti e un kit professionale per la contraffazione di targhe automobilistiche.

A presentare l’indagine sono stati il colonnello Marco Piras, comandante provinciale, il capitano Gabriele Troìa, comandante della Compagnia di Alba, e la capitana Desiree Pagani, comandante del Nipaaf, il nucleo investigativo di Polizia ambientale, agroalimentare e forestale.

Operazione Tanaro: discarica abusiva al campo nomadi Pinto Gallizio di Alba, le concentrazioni di inquinanti oltre 300 volte superiori ai limiti di legge
La conferenza stampa con la capitana Pagani, il colonnello Piras e il capitano Troìa  ©Olimpi

Gli accertamenti hanno coinvolto complessivamente 21 persone per ipotesi di gestione illecita dei rifiuti e realizzazione di una discarica abusiva, alcuni dei quali titolari di ditte individuali o soci di cooperative formalmente attive nel recupero rottami. Nove di loro sono state successivamente denunciati anche per inquinamento ambientale. Nei confronti di sette sono state disposte, all’inizio di ottobre, misure cautelari che vietano di dimorare nel campo e di esercitare l’attività d’impresa legata alla gestione dei rifiuti. A precedere le misure il sequestro preventivo delle aree contaminate e di 7 autocarri impiegati nei trasporti illegali, avvenuto lo scorso 1° ottobre.

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Le prime segnalazioni risalgono al 2022, quando l’attività informativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Alba aveva fatto emergere accumuli di materiali e possibili attività illecite nell’insediamento. Una segnalazione all’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) aveva portato a evidenziare anche il rischio legato a eventuali alluvioni, che avrebbero potuto aggravare la situazione e disperdere i rifiuti.

Nel maggio 2024 un primo accesso aveva consentito di riscontrare una consistente presenza di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, soprattutto materiali ferrosi. Da quell’anno l’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti, si è sviluppata attraverso osservazioni, controlli e analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Il lavoro congiunto della Compagnia di Alba e del Nipaaf ha permesso di ricostruire quello che gli investigatori descrivono come un sistema continuativo e articolato di raccolta, lavorazione e movimentazione dei materiali.

Secondo quanto spiegato durante la conferenza, i soggetti coinvolti operavano attraverso imprese e disponevano di iscrizioni all’Albo nazionale gestori ambientali e di formulari per il trasporto. Le autorizzazioni al trasporto, però, non consentivano di trattare i rifiuti all’interno del campo, dove sarebbero invece stati portati e lavorati nelle pertinenze delle abitazioni. Secondo quanto emerso, schermati dalla parvenza di legalità offerta dalle partite Iva, gli indagati avevano trasformato il campo nomadi in una vera e propria base logistica abusiva: i carichi di rifiuti speciali venivano introdotti senza alcuna tracciabilità, per estrarne poi le frazioni metalliche nobili (rame, ottone e ferro).

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Un ulteriore accesso, con perquisizioni, è stato effettuato nel giugno 2025, con il coinvolgimento dell’Arpa. I campionamenti svolti nel giugno e nell’agosto dello stesso anno hanno consentito di misurare la contaminazione e di sostenere la contestazione del reato di inquinamento ambientale. L’agenzia ha certificato un quadro di profondo inquinamento: suoli del tutto privi di impermeabilizzazione accoglievano fusti corrosi di sostanze oleose, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie esauste al piombo, cavi bruciati e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche esposti alle intemperie.  Tra le sostanze rilevate sono stati indicati idrocarburi pesanti, piombo, cadmio e antimonio. Per alcuni parametri, in determinati punti del campo, i valori superavano fino a 300 volte le soglie consentite. Le analisi hanno quindi documentato, secondo gli investigatori, una compromissione del suolo significativa e misurabile, elemento centrale della contestazione.

Alla contaminazione del terreno si aggiunge la preoccupazione per la vicinanza al fiume Tanaro: la dispersione degli inquinanti e l’eventuale trascinamento dei materiali durante le piene rappresentano ulteriori rischi per l’ambiente fluviale. Durante la conferenza è stato richiamato anche l’impatto paesaggistico degli accumuli in un’area sottoposta a vincolo. Infatti, tutto il materiale privo di valore commerciale, altamente inquinante, veniva sversato o ammassato direttamente a ridosso delle abitazioni del campo nomadi e sulle sponde del Tanaro, generando discariche a cielo aperto in piena fascia fluviale vincolata, situata a breve distanza dal centro storico di Alba e dal paesaggio vitivinicolo tutelato dall’Unesco quale Patrimonio mondiale dell’umanità.

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I primi sequestri delle aree e dei mezzi non avrebbero fermato le condotte. Gli accertamenti successivi hanno infatti rilevato la prosecuzione dei conferimenti e delle lavorazioni attraverso altri veicoli, acquistati o entrati nella disponibilità degli indagati dopo i sequestri. Da qui le ulteriori misure cautelari nei confronti dei sette destinatari.  I Carabinieri hanno precisato che i provvedimenti non costituiscono uno sgombero dell’intero campo: riguardano le persone destinatarie delle misure, mentre gli altri residenti possono continuare ad abitarvi.

Proseguiranno i controlli per impedire la ripresa delle attività illecite, anche sotto forme diverse. Un altro passaggio riguarderà la bonifica dell’area, per la quale dovranno intervenire le autorità competenti. I comandanti hanno sottolineato il ruolo della collaborazione tra Arma territoriale, componente forestale e Arpa, i cui accertamenti hanno permesso di quantificare la contaminazione.

Le indagini non sono concluse e le misure cautelari hanno natura provvisoria. Le responsabilità degli indagati potranno essere definitivamente accertate soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza.

Il video:

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