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Libia da accogliere

Le operazioni di rimpatrio verso il Niger, dopo il primo accordo tra Berlusconi e Gheddafi, avevano provocato 106 morti in quattro mesi.

Ed erano soltanto le cifre ufficiali. Come i cinquanta schiacciati da un camion sovraccarico, che si è rovesciato. Oppure il ragazzo del Ghana mai identificato, sbranato da un branco di cani selvatici durante una sosta a Madama. E le tre ragazze nigeriane morte di sete, o le quindici raccolte in fin di vita con quattro uomini da un convoglio umanitario francese, dopo essere state abbandonate. Tutti condannati a morte da chi aveva organizzato il loro rimpatrio». Si leggono queste parole sul sito dell’Espresso . Risalgono a circa un anno fa e oggi diventano più attuali che mai.

Lo sfaldamento della Libia – la guerra civile, i bombardamenti sui dimostranti, l’apparente impossibilità di convincere il dittatore Muammar Gheddafi a sradicarsi dal piedistallo del potere – potrebbe non avere altra conclusione che quella di moltiplicare i morti.

Cittadini libici – ma anche egiziani e tunisini – potrebbero raggiungere le coste italiane, spinti dalla paura e dalla disperazione. Prima del 2008 gli emigranti africani, per sbarcare in Italia, attraversavano la Libia per il Mediterraneo. Poi, il Governo ha siglato il patto col leader libico Gheddafi. L’Italia ha offerto le scuse per l’occupazione coloniale e un indennizzo di cinque miliardi di euro. Gheddafi ha garantito l’impedimento degli sbarchi dei clandestini a Lampedusa, intercettando i migranti africani e chiudendoli nei centri di detenzione oppure rispedendoli a casa.

È alla luce di questi fatti che mercoledì 23 febbraio il ministro Umberto Bossi ha risposto alla domanda dei giornalisti sulla possibilità che gli immigrati sbarchino massivamente a Lampedusa: «Intanto non sono arrivati e speriamo che non arrivino (…) se arrivano li mandiamo in Francia e Germania».

L’Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha intanto lanciato un appello all’Europa e ai Paesi del Nord Africa vicini alla Libia a non respingere le persone in fuga dagli scontri, mentre il ministro dell’interno Roberto Maroni, ricordando che Frontex ha parlato di 1 milione e mezzo di rifugiati, ha chiesto all’Europa di passare dalle parole ai fatti: costituire il Fondo di solidarietà per attuare le iniziative per l’emergenza Nord Africa. Ma, per il momento, l’Italia rimane solo con vaghe promesse di aiuto da parte dell’Unione.«Alcuni ministri europei», ha detto un Maroni visibilmente deluso, «hanno espresso chiusura al principio dello smistamento dei richiedenti asilo che potrebbero arrivare sulle nostre coste. Non è solidarietà dire all’Italia e ai Paesi mediterranei: sono affari vostri».

Il governo sta intanto lavorando alla mappa dei siti in ipotesi di ospitare gli immigrati che dovessero riversarsi in massa in Italia. La presidente della Provincia di Cuneo Gianna Gancia spiega: «In settimana la Provincia ha ricevuto richiesta urgente di trasmettere l’elenco di eventuali strutture ricettive di emergenza immediatamente disponibili per l’accoglienza di stranieri». Gancia denuncia come le uniche strutture disponibili siano le scuole, ovviamente improponibili. E aggiunge: «Se a Bruxelles prevale il motto “Ognuno per sé”, non credo si possa rispondere: “L’Italia per tutti”. A maggior ragione, non è “per tutti” Cuneo. Per questo mi riconosco nelle politiche di contrasto all’immigrazione clandestina dispiegate con successo a partire dal 2008 dal Ministero dell’interno».

m.v.