Teresa che canta al Regio

Sposata da quasi 14 anni, ha quattro figli, Damiano di 11 anni, Ester di 10, Eloisa di 7, Eugenio di 3. Teresa Uda, 42 anni, albese, è capace di conciliare la famiglia, una professione non comune – è corista al teatro Regio di Torino – e il ruolo di first lady (una parola che non le piacerà): è, infatti, la moglie del sindaco Maurizio Marello. Gazzetta le dedica la festa della donna, per la discrezione e la dolcezza con cui ha condotto la vita e per come ha accettato di raccontarla. Semplicemente.

 

Com’è nata la sua passione per la musica, Teresa?

«A casa mia hanno sempre cantato tutti. La mamma cantava, svolgendo le faccende domestiche e, insieme a mio padre, frequentava corali amatoriali. Teneva molto che io frequentassi, con le mie sorelle, il coro parrocchiale. Dopo le medie non ero attratta da nessun istituto superiore e, per non smettere di studiare, ho provato il Conservatorio di Cuneo. Da allora non sono più riuscita a staccarmi dal canto».

Come riesce a conciliare la professione con una famiglia come la sua?

«Il problema non è riuscire a conciliare il lavoro e la famiglia. Basta organizzarsi! Da dieci anni vengo aiutata dalla mia preziosa sorella Silvia, che segue i bambini e la casa, quando sono a Torino. Il problema è gestire i complessi di colpa nei confronti dei figli, dovuti alle assenze, a causa degli orari lavorativi: prove anche il sabato e recite serali e di domenica. Così, tolto il lavoro, cerco di passare il resto del tempo con i bambini».

La sua vita è cambiata con l’elezione di suo marito?

«Per un aspetto. Adesso, Maurizio è molto meno presente a casa, anche nel fine settimana». Lei segue la vita amministrativa? «Per quel che mi racconta, la sera, a cena, mio marito. Questa splendida esperienza, che Maurizio sta vivendo, arricchisce di riflesso pure me, attraverso la condivisione verbale delle attività, degli incontri con le persone, delle soddisfazioni e, perché no, dei problemi».

E la politica nazionale?

«In modo generico e, purtroppo, per come stanno andando le cose, con grande preoccupazione».

Che cosa è importante per una donna?

«Per me è stato importante avere figli. La maternità ha calamitato il mio cuore, cancellando tanti “grilli” e paranoie che avevo per la testa».

Quanto conta per lei il suo lavoro?

«È più importante di quanto vorrei, perché riconosco con la ragione che sarebbe meglio abbandonarlo, per dedicare più tempo ai figli, ma ho mai avuto il coraggio di farlo. Ho fatto un patto con me stessa: continuare a lavorare a condizione di vivere non per il lavoro, ma per la famiglia, pensandola, pregando per i miei bambini durante i tanti impegni, cercando di essere pronta a qualsiasi sacrificio. Questa è l’unica “tattica” che mi riporta la serenità. Dopo vent’anni di attività come corista, sentire “tuonare” il coro è ancora un’esperienza da brivido, bella come una poesia. E… trovo quasi surreale potermi permettere questa esperienza, nonostante quattro figli e il pendolarismo Alba-Torino».

Che cosa ama fare con i suoi figli?

«Cose diverse dal solito. A settembre, sola con loro quattro (Eugenio nello zaino) abbiamo percorso l’anello dei quattro laghi sopra Pian del re, una camminata di tre ore e mezzo. A novembre siamo andati a visitare il museo Eusebio per il gusto di vivere un pomeriggio particolare. Mi piace vedere con loro Superquark oppure film che mi hanno divertita. Amo raccontare loro la mia infanzia e adolescenza e come vivevo con lamia numerosa famiglia, in campagna».

C’è qualcosa che si rimprovera?

«Molte cose, forse troppe. Ma so di essere molto esigente con me stessa».

Di che cosa hanno bisogno le famiglie?

«Di salvare l’essenziale. Per me l’essenziale è la fede».

Che cosa chiede al Sindaco di Alba?

«Di ridimensionare un po’ la sua disponibilità, se vuole arrivare a 50 anni».

E a Maurizio Marello, l’uomo che le sta accanto?

«La pazienza di continuare a guidarmi nelle scelte e difficoltà, con saggezza e il suo innato buon senso».

 

m.g.o.