IL BIOGAS che fa discutere

Non avrà strada facile la richiesta di attivazione di un impianto a biogas da 999 kilowatt in località Boretti, presentata circa due settimane fa dalla società agricola torinese a responsabilità limitata Ceresole biogas, che il 12 aprile verrà valutata a Cuneo dalla Conferenza dei servizi. A opporvisi, compatti, maggioranza e opposizione ceresolesi che, in conferenza, faranno rilevare le varie criticità del progetto, a partire dal netto contrasto con una norma del Piano regolatore comunale la quale prevede, ricorda il vicesindaco Franco Olocco, come «non sia possibile costruire impianti del genere a meno di cinquecento metri dalle zone perimetrate di piano e a meno di duecento dalle abitazioni di terzi».

A giocare contro il progetto, anche la rete viaria della frazione, insufficiente a sopportare il traffico di mezzi pesanti previsto quando l’impianto fosse a regime. Nella zona dei Borretti, infatti, è già presente un impianto a biogas della società ceresolese formata da Pierangelo Capello e dai fratelli Nota, la cui potenza elettrica è pari a 500 megawatt e che si colloca a circa un chilometro in linea d’aria, rispetto al sito su cui la Ceresole biogas vorrebbe installare il secondo impianto. Poiché è un investimento con forti incentivi statali, vi sono molte aziende, sia di Ceresole che di paesi situati nel raggio di 60 km, che si sono dichiarate disponibili a fornire i reflui zootecnici e i cereali da mischiare nelle vasche di fermentazione per ottenere energia termica. Oltre poi a smaltire il digestato prodotto dalla fermentazione. «Pur non avendo preconcetti, per noi questo progetto ha grandi lacune», avvisa il vicesindaco Franco Olocco, «poiché il trasporto con trattori di reflui, cereali e, poi, del digestato non è supportato da un’adeguata condizione viaria: la provinciale 10 è stretta e già numerosi camion sono usciti di strada». Ma anche se maggioranza e opposizione concordano nell’affrontare insieme la questione, lo stop al progetto non è sicuro. Margherita Demichelis della minoranza teme infatti che «esista una procedura in virtù della quale la Provincia possa rilasciare il permesso alla società, bipassando il nostro Piano regolatore».

 

Alannah Doglio