MENINGITE i rischi per chi viaggia

Per alcuni tipi di infezione delle membrane che rivestono l’encefalo sono disponibili vaccini

Meningite: una parola che solo a sentirla fa venire i brividi. Negli ultimi anni il numero dei casi, già basso, sta ulteriormente scendendo; è disponibile un vaccino molto ben tollerato per il tipo C; per il tipo B un vaccino è in fase di studio: molti studenti albesi hanno dato il loro contributo alla ricerca (vedi articolo a fianco).

Con Franco Giovanetti, responsabile dei Servizi vaccinazione-profilassi malattie infettive ed epidemiologia dell’Asl Cn2 Alba-Bra (www.aslcn2.it) abbiamo fatto il punto della situazione.

Che cos’è la meningite?  «Si tratta di un’infiammazione delle meningi, le membrane protettive che ricoprono il cervello e il midollo spinale. La sepsi o setticemia, piuttosto rara ma alquanto grave, è un’infezione sistemica – coinvolge cioè l’intero organismo – che nella forma più grave può evolvere in purpura fulminans, riconoscibile a causa di macchie rosse o viola sulla pelle, che se premute non schiariscono). La malattia meningococcica progredisce rapidamente e può portare a morte entro 24-48 ore dopo la manifestazione dei sintomi. Circa una persona su cinque che sopravvive alla malattia riporta sequele per tutta la vita, come danni irreversibili al cervello, alla capacità di apprendimento, perdita di udito o complicanze in seguito ad amputazione di arti».

Che cos’è il meningococco?  «È un batterio che possiamo trovare nel naso e/o nella gola (nasofaringe). Nella popolazione vi sono portatori sani di meningococco che non manifestano alcun sintomo e non vanno incontro a malattia. In alcuni casi però il meningococco può causare una grave malattia chiamata meningite meningococcica. Esistono diversi tipi di meningococco: quelli di tipo A, B, C, W-135 e Y sono i principali – in Europa prevalgono B e C – e possono causare fino al 90 per cento di casi di malattia meningococcica nel mondo».

Come e quando si diffonde il batterio?  «Contatti ravvicinati e prolungati con una persona infetta possono portare alla diffusione del meningococco, in particolare attraverso la saliva (baci) e attraverso colpi di tosse o starnuti. La vita in comunità e ambienti affollati aumentano il rischio di diffusione».

Quali sono le zone a rischio per chi viaggia?  «Esiste il rischio di contrarre la malattia meningococcica invasiva per chi viaggia in alcune zone del mondo dove il batterio è endemico o epidemico. Tra le aree più a rischio è quella della cosiddetta “cintura della meningite” nella fascia sub-sahariana dell’Africa, in cui i focolai epidemici sono frequenti durante la stagione secca (che si estende da dicembre a giugno) a causa sia di fattori ambientali che possono compromettere l’integrità delle vie respiratorie superiori (clima molto secco, notti fredde), sia di fattori sociali (sovraffollamento nelle abitazioni e movimenti di popolazione legati a motivi religiosi o socio-culturali). Negli anni passati si sono verificate epidemie di meningite meningococcica durante i pellegrinaggi annuali alla Mecca: l’arrivo di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo e il ritrovo in un luogo affollato aumentano notevolmente il rischio di diffusione del batterio. Per i viaggiatori internazionali diretti in zone a rischio e per il pellegrini alla Mecca (Hajj, Umrah) è opportuno rivolgersi al nostro servizio per i vaccini».

Adriana Riccomagno

RICERCA Il contributo del liceo “Cocito”

La meningite è una malattia rara e la somministrazione del vaccino per il siero gruppo C ha contribuito a diminuirne drasticamente l’incidenza. «Il vaccino viene offerto gratuitamente ai bambini dal tredicesimo al quindicesimo mese, insieme a quello per morbillo, parotite e rosolia, e ai ragazzi al compimento del sedicesimo anno, insieme a quello per difterite, tetano e pertosse. Il nostro servizio invia una lettera e nel primo caso aderisce in media il 90 per cento, nel secondo il 70 per cento delle persone», spiega Giovanetti.

L’incidenza di malattia invasiva da meningococco in Italia è stata, nel 2010, di 4,6 casi per 100.000 abitanti nei bambini di meno di un anno, un caso su 100.000 abitanti nei bambini tra 1 e 4 anni, e 0,3 casi su 100.000 abitanti nei giovani fra 15 e 24 anni. «L’incidenza del siero gruppo C è in fase calante perché varie regioni italiane nel tempo hanno inserito il vaccino contro questo tipo di meningococco nel calendario vaccinale dei bambini e degli adolescenti, e da quest’anno è esteso a tutto il territorio nazionale: andrà sparendo. Contemporaneamente è salita l’incidenza del siero gruppo B, che attualmente è responsabile della maggior parte delle meningiti dell’adolescente in Italia e in Europa, per il quale è da poco stato messo a punto un vaccino che sarà registrato entro l’anno», afferma il Medico. L’Istituto superiore di sanità sta conducendo una ricerca indipendente, finanziata dal Ministero della salute senza il coinvolgimento dell’industria farmaceutica, sul meningococco di tipo B, per indagare le caratteristiche dei ceppi batterici circolanti e stimare la possibile efficacia del nuovo vaccino contro il meningococco B. Per la ricerca, che ha coinvolto varie regioni, sono stati necessari volontari disponibili a sottoporsi a un tampone faringeo senza la somministrazione di alcun farmaco o vaccino. In Piemonte è stata scelta l’Azienda sanitaria di Alba e Bra, per contribuire con 300 volontari di età compresa fra i 14 e i 18 anni. «La quasi totalità delle adesioni per noi è arrivata dal Liceo scientifico, dove sono stati effettuati oltre 250 tamponi dalle nostre infermiere. Per questo ringraziamo sentitamente il Dirigente scolastico e i ragazzi che si sono resi disponibili e ci hanno fornito grandissima collaborazione», conclude Giovanetti.

Pier Carlo Rovera, dirigente scolastico del liceo, dice: «Quando l’Asl ci ha fatto questa proposta, ne ho parlato in Consiglio d’istituto e la risposta è stata affermativa: ci sembrava una cosa importante. Abbiamo cercato di far capire ai ragazzi che era quasi un dovere civico collaborare alla ricerca, in particolare considerando il fatto che la meningite, seppur molto rara, colpisce soprattutto bambini e adolescenti. Sono stati coinvolti quasi tutti gli studenti, tranne quelli delle quinte che avevano già compiuto 19 anni; i ragazzi hanno vissuto molto bene l’iniziativa, con serenità e senso di responsabilità. È stata un’esperienza positiva».

a.r.

Foto Ansa