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Andate e battezzate!

Si è svolto giovedì 13 settembre, presso la casa diocesana di Altavilla, nel contesto del programma della duegiorni per il clero, un incontro con mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Dopo la preghiera e l’introduzione del nostro Vescovo, mons. Nosiglia, richiamando i lavori del recente Convegno di Armeno (No) svoltosi dal 29 al 31 agosto, ha presentato alcune linee essenziali per una pastorale dell’iniziazione cristiana dei bambini da 0 a 6 anni che interpella il ruolo della famiglia e la responsabilità della comunità cristiana. Ne indichiamo alcune.

Il “latte”, prima del “cibo solido”.

La richiesta del Battesimo è un momento decisivo che interpella la comunità ecclesiale. Attraverso di essa la famiglia può sviluppare le sue relazioni. La domanda del sacramento è l’occasione di un approccio vissuto nell’accoglienza di ogni famiglia, nel nuovo contesto socio-culturale mutato, senza la preoccupazione di giudicare, ma di annunciare prima il Vangelo. Avvicinare le famiglie con i bambini domanda una gradualità pastorale che ha cura di chi sta camminando, talvolta con fatica e difficoltà: è il latte che viene donato, prima di passare al cibo solido. Per questo l’amore di Dio che si annuncia si fa delicatezza, attenzione, premura, benevolenza, stima. Concretamente questo significa: saper esser vicini alle mamme in attesa, richiamando questa occasione come tempo di grazia; lasciarsi interpellare dalle concrete domande delle famiglie; entrare sapientemente nel loro vissuto; attivare un’attenzione alle giovani coppie in difficoltà. Questo annuncio fa vedere la gratuità dell’amore di Dio che suscita stupore e converte i cuori, secondo lo stile evangelico del dono sorprendente e delicato – come il latte – che suscita il rinnovamento della vita.

“Andate e battezzate”.

Oggi alcuni genitori chiedono il Battesimo per i loro figli, altri lo rimandano, qualcuno non lo chiede. Di fronte a questa situazione mons. Nosiglia ci ha ricordato che, alla luce del Vangelo, il primo verbo dell’invito di Gesù non è “aspettate”, ma “andate e battezzate”. Accogliere le famiglie con i bambini significa andare loro incontro sempre, senza interrompere l’annuncio con la scusa di subordinarlo a una loro decisione successiva. I genitori che domandano il Battesimo per i loro figli saranno accolti nella loro richiesta qualunque sia la situazione matrimoniale. La domanda del Battesimo infatti non è semplicemente basata sulla fede dei genitori, ma su quella della Chiesa. A tale riguardo un compito importante è affidato ai padrini e alle madrine che devono attestare con la loro vita una pienezza di testimonianza cristiana. La non accettazione di quanti tra loro si trovano in una situazione matrimoniale irregolare non è dettata da discriminazione, ma dal criterio della fedeltà al Vangelo. Occorre far capire positivamente questo orientamento ricordando che è importante avere posizioni pastorali comuni che esprimono la fede della Chiesa.

Indicazioni concrete

La comunità cristiana è invitata a non perdere i contatti con la famiglia i cui figli hanno un’età compresa tra uno e tre anni. La parrocchia proporrà a queste famiglie alcuni segni importanti: il nome, il segno della croce, l’abito bianco. La parrocchia sarà particolarmente attenta ai bambini nella fascia di età fra i tre e i sei anni. È il periodo in cui frequentano la scuola dell’infanzia; un’attenzione specifica sarà pertanto rivolta ai genitori e ai nonni che giocano un ruolo particolare. Occorrerà anche sensibilizzare i cammini dei fidanzati e delle giovani coppie sull’iniziazione cristiana dei figli; è un capitolo da inserire e valorizzare nei consueti itinerari che si affrontano. In conclusione. Nella relazione di mons. Nosiglia è ritornato più volte il verbo “accogliere” così precisato: «Accoglienza non significa accondiscendenza, ma offrire dei cammini ai genitori ». È questa la sfida da ricevere: gioia di proporre e di veder crescere, accompagnando e orientando attraverso i limiti e le difficoltà. Si superano così le tentazioni di un legalismo che ha la pretesa di imprigionare l’annuncio cristiano o di un buonismo che fa sconti alle esigenze del Vangelo. Se la comunità cristiana, con le famiglie, si saprà mettere responsabilmente in gioco davanti all’annuncio del Vangelo, diventerà veramente quella “dimora” che il Signore ha scelto, dove è bello abitare, non solo per qualcuno, ma per tutti.

Don Franco Ciravegna