Apro: doppia assoluzione

ALBA Si è chiuso con l’assoluzione dell’ex amministratore delegato Gianni Desana e dell’ex consigliere Domenico Rossetto il processo relativo alla vicenda Apro formazione. Per il collegio giudicante presieduto da Giacomo Marson gli imputati sono innocenti perché «il fatto non sussiste ». I giudici hanno inoltre dichiarato l’insussistenza dell’illecito amministrativo che veniva contestato alla società stessa.

Si tratta dell’epilogo di una lunga vicenda giudiziaria che in origine vedeva sul banco degli imputati con l’accusa di falso in bilancio, oltre a Desana e Rossetto, anche gli ex componenti del collegio sindacale dell’ente, nonché il presidente del Cda di Apro servizi, società completamente controllata da Apro formazione, proprietaria degli immobili. Tutti gli imputati erano stati però assolti da questa accusa già nel corso della prima udienza.

Rimaneva quindi in piedi solamente un secondo filone del processo, che vedeva Desana e Rossetto chiamati a rispondere di truffa ai danni della Regione: per l’accusa, attraverso contratti per la consulenza su corsi di formazione stipulati con la ditta Sei srl di Torino, i due si sarebbero procurati un illecito profitto di 600.000 euro. Desana era poi chiamato a rispondere di malversazione. Secondo la Procura avrebbe utilizzato 10 mila euro per pagare la festa di compleanno della moglie in una villa di Langa e 12 mila euro per ristrutturare il bagno di casa. Accuse per le quali il Pm aveva chiesto un anno e sei mesi di reclusione per l’ex Ad e un anno per Rossetto.

A processo anche la società Apro formazione srl, chiamata in causa a titolo di responsabilità amministrativa, per la quale rischiava una sanzione pecuniaria.

Con l’assoluzione vengono meno le richieste di risarcimento danni che erano state avanzate dalla Regione e dalle Province di Cuneo e Asti, costituitesi parti civili. Gli enti, ritenendo che l’Apro avesse effettuato delle rendicontazioni erronee, chiedevano la restituzione di tutte le somme erogate.

Ovviamente soddisfatti i legali degli imputati. Così l’avv. Claudio Simonelli, difensore di Desana: «Prendiamo atto con soddisfazione che il tribunale ha fatto giustizia al termine di un’istruttoria dibattimentale rigorosa e completa, che ha fatto seguito a un’inchiesta iniziata dando credito ad accuse strumentali e infondate, e che non aveva approfondito gli aspetti essenziali della vicenda. Per il mio assistito finisce un lungo incubo durato sei anni».

Gli fa eco l’avv. Roberto Ponzio, difensore insieme al collega Andrea De Carlo di Domenico Rossetto: «È stata accolta la tesi da noi sempre sostenuta dell’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. Il reato contestato ha come presupposto la falsa rappresentazione di costi non sostenuti, ma in questo caso è pacifico che le prestazioni sono state effettuate. La congruità del prezzo e l’equivalenza delle prestazioni possono avere rilievo civilistico, ma non hanno, né possono avere rilevanza penale. Rossetto, inoltre, non aveva sottoscritto direttamente il negozio con la ditta Sei, avendo semplicemente preso parte, così come tutti gli altri membri del Cda, alla decisione collegiale di ratificare il contratto».

Infine l’avv. Giorgio Scanavino, che assisteva l’Apro: «La società era chiamata a rispondere di fatti relativi a un’epoca nella quale operava un Consiglio d’amministrazione diverso da quello attuale, che si sono rivelati pienamente leciti. Non possiamo che essere soddisfatti».

ro.bu