Credere in Dio oggi

Ha subito voluto parlare del suo “credere in Dio” don Pino Ruggieri, docente di teologia fondamentale della Facoltà teologica siciliana, autore tra l’altro del libretto “Ritrovare il Concilio” (Ed. Einaudi), e definito da Maurilio  Guasco «il più grande teologo contemporaneo» a cui lui ha ribattuto «per un po’ ci ho creduto anch’io». È accaduto al quarto incontro della Cattedra del dialogo, lo scorso 14 marzo, dal titolo “Dio Chi?”. Di fronte alla proposta dell’editore Carocci di scrivere un libro sulla fede, Ruggieri ha riferito di aver capito che doveva mettersi in gioco come persona, mettere in gioco la sua libertà.

La fede, per Ruggieri, è l’accompagnamento tormentato del senso della (propria) esistenza, attraverso l’accettazione di un evento reso racconto, riproposto da Marco, Matteo, Luca e Giovanni, come l’esperienza inevitabile del poter respirare.

«Non so identificare il momento in cui ho potuto dire: respiro. E il racconto si è posto davanti a me». «Per me – ha detto – Dio è Dio proposto dal discorso della montagna (Matteo 57), è esigente, ma mangia con i peccatori e con i poveri, il regno di Dio è dei poveri».

Padre Dupont ci insegna che le Beatitudini «non sono un insegnamento morale, ma un modo di entrare nei sentimenti (nel sentire) di Dio».

Nel discorso della montagna Gesù insegna che Dio «fa piovere sui giusti e sui cattivi». Ha ricordato che Dio non respinge nessuno: accoglie il grido del sofferente; non ritiene nessuno e nulla estraneo. Ha concluso rifacendosi alla lettura di Romano Guardini su Pascal: ci sono tre ordini: corpo, spirito, carità. Varietà di esperienze irriducibili: il problema è quello di trovare la possibilità di fare unità, in nome dell’amore.

Il dialogo, moderato da don Maurilio  Guasco, si è sviluppato con il professor Gustavo Zagrebelsky. Il giurista è partito da un riconoscersi nell’ambito dei non credenti, affermando che la fede non è un oggetto in proprietà. «La prima considerazione da fare – ha detto – è assumere il messaggio degli angeli alla nascita di Gesù (Luca 2): “Pace agli uomini di buona volontà”. Guardiamoci da religioni chiuse in sé, in un Dio ben designato, Dio nascosto».

Ha posto numerose questioni partendo da “Dio Chi?”. Dio per tutti e per ciascuno di noi? C’è quindi ancora la possibilità di parlare di Dio (in senso oggettivo)? «Non possiamo vederlo – ha affermato – non perché è lontano, ma perché siamo troppo vicini, immersi nella sua infinità. Si è richiamato a Bonhoeffer e a Dostoevskij che con il Grande inquisitore ci presenta Cristo che non ha fatto nulla per negare la libertà. E infine: «La nostra condizione: non si può possedere Dio».

+ Luciano Pacomio, vescovo delegato Cep per le Comunicazioni sociali