La Crc vende quote di Bre per crescere in Ubi banca

CUNEO  Il Consiglio generale della Fondazione Crc, riunitosi ieri, lunedì 13 giugno, ha dato mandato, all’unanimità, al consiglio di amministrazione e al presidente Giandomenico Genta di proseguire una trattativa che porti al raggiungimento di un accordo per l’acquisizione delle quote di minoranza di Bre (Banca regionale europea) da parte di Ubi Banca, che ne detiene già il 75%. In questo modo la Fondazione Crc andrebbe a incrementare la propria quota in Ubi, fino a diventarne il principale azionista istituzionale.

Il Consiglio Generale, inoltre, ha espresso l’auspicio che, nell’ambito della trattativa, oltre alla valorizzazione degli aspetti economico-finanziari, si persegua l’obiettivo di tutela territoriale della presenza della banca, ed in particolare si avanzi la richiesta di riportare a Cuneo l’attuale Direzione Generale di Bre Banca.

«L’impegno di tutti deve essere ora quello di mettere la Fondazione nelle condizioni di continuare ad essere motore di sviluppo economico e sociale per il suo territorio di riferimento, le imprese e i cittadini che vi operano» ha spiegato Giandomenico Genta aggiungendo «Attraverso questa operazione, la Fondazione Crc intende favorire un rafforzamento di Ubi Banca sul territorio della provincia di Cuneo, del Piemonte, della Liguria e della vicina Francia, con l’obiettivo di migliorarne la redditività, tutelando l’occupazione e le attività oggi presenti sul territorio, che sono i punti di forza di Banca Regionale Europea. Il Consiglio Generale sarà costantemente aggiornato sugli sviluppi della trattativa che sarà portata avanti in linea con le indicazioni emerse dal confronto di oggi».

Attualmente la Fondazione detiene il 24,9% di Bre Banca e il 2,23% di Ubi Banca. Nelle banche di riferimento è investito circa il 30% del patrimonio della Fondazione, mentre il recente accordo Acri-Mef impone come limite massimo di investimento del patrimonio, diretto o indiretto, verso un singolo soggetto, una quota non superiore a un terzo dell’attivo patrimoniale. Questo accordo – che ha proseguito il percorso di autoriforma delle Fondazioni di origine bancaria, iniziato nel 2012 con la Carta delle Fondazioni – le impegna ad adottare un’adeguata diversificazione del portafoglio, per di contenere il rischio collegato a una forte concentrazione degli investimenti, e a perseguire la liquidabilità degli stessi. Per questo motivo, non sono dunque immaginabili scenari che prevedano un maggiore controllo da parte della Fondazione sulla Bre Banca, perché questo richiederebbe un incremento della partecipazione che non sarebbe possibile.