Nino Oxilia. Le ricerche di Patrizia Deabate su poesia e cinema d’inizio ‘900

INTERVISTA Le ricerche di Patrizia Deabate sul regista e scrittore torinese
Nino Oxilia era scrittore, poeta crepuscolare, sceneggiatore, regista, mito della “goliardia” degli studenti universitari torinesi ai primi del Novecento.

Alla sua storia si intreccia per gioco del destino quella della giovane albese Patrizia Deabate, che dopo essersi laureata in economia a Torino, ha affiancato il lavoro in Comune ad Alba quello di ricerca sulla storia italiana di inizio Novecento e in particolare alla personalità del poeta e metteur en scène torinese, caduto nella prima guerra mondiale.

Come nasce la sua passione per l’Italia di Oxilia e dell’amico Sandro Camasio?
«Stavo scrivendo un romanzo storico ambientato tra le Langhe e Torino all’inizio del Novecento. Ho iniziato a documentarmi sulla letteratura dell’inizio secolo e in particolare sulla vicenda di Oxilia e Camasio, due giovani studenti torinesi che sognavano a occhi aperti, come molti ragazzi. Scrivendo, nel 1911, Addio giovinezza!, una commedia sulla loro vita quotidiana, raggiunsero improvvisamente la fama. Nino tra l’altro fu anche autore del Commiato, inno dei laureandi alla facoltà di giurisprudenza di Torino nella primavera del 1909, il cui testo divenne un simbolo della storia italiana: prima canto di trincea nella grande guerra poi – ampiamente modificato – reso celebre da Mussolini con il titolo Giovinezza. Mi sono poi appassionata alla storia del Curioso caso di Benjamin Button, strettamente legata a questo filone di ricerche: un poeta amico di Oxilia, Giulio Gianelli, aveva scritto un racconto sulla vita al contrario che ben si collega con l’opera di Francis Scott Fitzgerald. Ho rilevato collegamenti tra le amicizie di Oxilia e la cerchia frequentata da Fitzgerald, molto amante di Roma, legato alla chiesa proprio come la famiglia Jacobini, a cui apparteneva la diva del muto Maria, musa ispiratrice oltre che fidanzata di Oxilia».

Ha scritto una ricerca sul film Giovanna d’Arco, diretto da Oxilia nel 1913, citata da Aldo Cazzullo nel libro Le donne erediteranno la terra.

«Il saggio su Giovanna d’Arco è una parte della mia ricerca iniziata con il successo che il film interpretato da Maria Jacobini ebbe negli Stati Uniti nel 1914. La pellicola è stata il primo lungometraggio della storia del cinema dedicato a Giovanna d’Arco. Fino ad allora il più lungo film sulla Pulzella era stato di 16 minuti; quello di Oxilia durava due ore e fu il più spettacolare, con scene di battaglia e costumi d’epoca. Ho avuto modo di consegnare una copia della mia ricerca a Cazzullo che l’ha molto apprezzata, fino alla citazione».

Che cosa significa per lei “ricercare”?
«La ricerca è un amore, un dovere. Sento di comprendere una persona non adeguatamente capita a suo tempo e devo raccontarla, riportando alla luce il suo valore. Penso che Oxilia non sia stato considerato dai critici, forse per la personalità artistica sui generis. Secondo me, la sua poetica dev’essere vista anche alla luce dei suoi film».

Il 5 dicembre a “Storia&Storie”, giornata di studi alla cineteca di Bologna, Patrizia Deabate ha presentato il seguito delle sue ricerche sulla cinematografia di Oxilia.

Debora Schellino