La Famiglia di Nazaret e le nostre famiglie

UN PENSIERO PER DOMENICA

La festa della Santa famiglia, collocata quest’anno il 31 dicembre, è quasi l’invito a fare il punto su questa realtà fondamentale della nostra vita. Noi possiamo guardare la famiglia da punti di vista diversi: quello della cronaca, della sociologia, dell’economia, della storia. La lettera agli Ebrei (11,8-19) ci sollecita a vedere gli eventi in un’ottica di fede, ponendoci davanti le vicende di una famiglia concreta: quella di Abramo e Sara e del loro figlio Isacco. Nelle altre letture, questo sguardo di fede spazia su tre momenti della vita di una famiglia.

L’alba. L’attesa della nascita di un figlio è l’alba nella vita di una famiglia. A volte questa attesa si prolunga e si fa spasmodica, come nel caso di Abramo, fino a mettere in crisi la sua fede (Gen 15,1-6; 21,1-3). Nel passato la procreazione era molto più importante che non oggi, essendo lo scopo primo della famiglia. Anche oggi però il tempo dell’attesa è uno dei momenti esaltanti, “magici” di ogni coppia, che lascia un ricordo indelebile nella mente. Una società in cui vengono a mancare momenti del genere è fatalmente decadente, triste, aggrovigliata su sé stessa. Purtroppo né i dati sociologici allarmanti sul calo delle nascite né il grido di allarme degli scienziati sulla drastica riduzione della capacità generativa nel nostro mondo sempre più inquinato trovano orecchie attente e sensibili.

Il mattino. È la stagione di accoglienza e accompagnamento della vita. Nel Vangelo (Lc 2,22-40) leggiamo la presentazione di Gesù al tempio: una cerimonia liturgica di offerta a Dio della vita appena nata, come prescritto da libro dell’Esodo: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» (13,23). Era un modo molto concreto per ricordare che ogni bambino che viene al mondo è dono di Dio, è “sacro”, inviolabile, da trattare con il massimo rispetto possibile. Questa vita fragile trova nella famiglia chi l’accompagna nella sua crescita, perché si realizzi quello che vien detto di Gesù: «Cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui».

Il tramonto. La famiglia è il luogo naturale del tramonto della vita. Un tramonto tanto più sereno se illuminato dal sole di una nuova vita, come nell’incontro di Simeone e Anna con il piccolo Gesù. È normale che i “nonni”, dallo sguardo presbite per natura, sognino cose grandi per i loro nipotini. In questo caso, Simeone e Anna sono i primi a intuire le potenzialità del bambino Gesù. Questo permette a Simeone di rivolgere a Dio quella stupenda preghiera che ognuno sogna di poter recitare un giorno, dopo aver vissuto una vita piena, lunga e realizzata: «Ora puoi lasciare, Signore, che il tuo servo se ne vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza».

Lidia e Battista Galvagno