La cena al buio per capire come vive chi è senza vista

ALBA Si è concluso con una cena al buio all’osteria Magna Neta il corso di comunicazione a 360 gradi organizzato dall’istituto Piera Cillario di Alba, con il finanziamento della fondazione Crc. Dei 40 studenti degli indirizzi socio-sanitario e turistico che hanno seguito il corso, 30 hanno partecipato alla cena servita dai camerieri non vedenti dell’Unione italiana ciechi con menù concordato con l’organizzazione ma non noto ai partecipanti.
«La serata conclude un percorso dedicato alle disabilità sensoriali e alla comunicazione, in cui sono stati trattati temi come la lingua dei segni, il codice Braille, la mobilità e l’accessibilità», spiega la pedagogista Loredana Scursatone, docente del progetto insieme alla psicologa Elena Cauda.
«Per noi è la prima volta che ospitiamo un evento di questo genere e ci fa piacere che sia stata scelta l’osteria sociale per questo appuntamento perché fa parte del nostro Dna. Spero si possa anche ripetere al di fuori del contesto scolastico, per le persone interessate», dichiara il presidente della cooperativa sociale Astrolavoro, che gestisce Magna Neta, Gian Piero Porcheddu.
Stupiti ma entusiasti i ragazzi al termine dell’esperienza. Martina così commenta: «Quando ci hanno fatti entrare sembrava di stare in una stanza enorme e in un tavolino a parte, poi abbiamo scoperto di essere a un tavolo unico. Quanto ai sapori, alcune cose le abbiamo riconosciute e altre no».
Per qualcuno trovarsi completamente al buio non è stato semplice: è il caso di Noemi: «L’impatto è stato difficilissimo perché ho paura del buio, poi ho cercato di non pensarci e mi sono trovata a mio agio verso la fine».
«Ci siamo rese conto di quanto siamo fortunate ad avere la vista; abbiamo capito che cosa si prova anche se solo per due ore», commentano Chiara e Soumaya. «L’impatto col buio è stato molto forte ma il tempo ha lasciato largo spazio all’immaginazione», concludono Yassine e Ikram. a.r.