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L’assalto dei cinghiali a campi e noccioleti

IL CASO Un allarme, ormai, nazionale: la diffusione dei cinghiali sta creando problemi e danni in tutta Italia. È solo di pochi giorni fa il video, diventato virale, di una donna bloccata in auto da oltre 20 cinghiali a Roma. Secondo le stime di Coldiretti la presenza degli ungulati nel Paese è raddoppiata in dieci anni, superando il milione di esemplari. La situazione è particolarmente difficile in Piemonte, dove sempre più spesso gli animali selvatici si rendono responsabili di devastazioni alle colture e diventano anche un rischio concreto per i cittadini, causando numerosi incidenti stradali.

Tra le zone più colpite dal fenomeno c’è l’alta Langa, come denuncia Mauro Boasso, presidente dell’associazione Alta Langa attiva (Ala), nata a Cigliè, nel Cebano, proprio per sensibilizzare le istituzioni sul problema e cercare di tutelare gli agricoltori e gli imprenditori della zona danneggiati dai cinghiali. «Pensavamo di essere scampati al problema, dopo una primavera relativamente tranquilla; invece la situazione in queste settimane si è fatta molto seria. Gli ungulati si sono spostati in massa, vuoi per la siccità o per la caccia, e sono diventati ingestibili. Diversi agricoltori della zona hanno denunciato gravi danni a nocciole, granturco, fieno e prati. Io stesso ho visto le conseguenze del passaggio di alcuni animali sul mio terreno. Rami di nocciolo distrutti, pali divelti, con buona parte del raccolto andata persa. In autunno cercheremo di tornare alla carica per ottenere dalla politica non solo promesse, ma anche soluzioni concrete».

Un’altra questione irrisolta è quella dei rimborsi. «La lungaggine della burocrazia e, a volte, l’imprecisione delle perizie, scoraggiano gli agricoltori a fare denuncia. Quindi, i dati spesso sembrerebbero dire che la situazione stia migliorando, quando invece non è così. Ho invitato tutte le persone coinvolte a fare denuncia, in modo da far capire che il problema esiste ed è più attuale che mai», conclude Boasso.

Sul tema è intervenuta anche Coldiretti Piemonte: «Combattiamo contro la lentezza dei rimborsi, ma non basta: alcuni danni non rientrano nemmeno tra quelli risarciti. Oltretutto, i selvatici stanno provocando numerosi incidenti, anche mortali, sulle strade. Si tratta, quindi, di trovare al più presto misure idonee per mettere in sicurezza i guidatori e preservare dallo spopolamento le aree svantaggiate, dove il lavoro degli imprenditori agricoli è fondamentale per il presidio dei territori», spiegano Fabrizio Galliati, vicepresidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale, che hanno poi chiesto risposte concrete: «Auspichiamo che la questione venga affrontata con la dovuta decisione, poiché a farne le spese è l’intera società. Questa situazione è insostenibile sia per le imprese che per la collettività».

Daniele Vaira