Due italie nella stessa Unione europea

È proprio vero che l’Italia, patria del diritto, lo è anche del rovescio. Di questa ambivalenza è costellata la storia patria e lo è anche in questi giorni concitati dei rapporti dell’Italia con l’Unione europea. Ne sono testimoni due personaggi, tra loro agli antipodi, ma che bene illustrano questa nostra cultura politica.

In una stagione in cui le turbolenze del mondo globale impongono a questa nostra Europa, “piccolo promontorio dell’Asia”, e ancor più a questo paese, piccolo promontorio d’Europa, di ritrovare coesione al proprio interno per reggere nella competizione internazionale, due uomini danno di questa esigenza un’interpretazione opposta.

Da una parte Mario Draghi, da quasi otto anni alla guida della Banca centrale europea (Bce), determinato a mettere in salvo l’economia e la solidarietà europea e, dall’altra, Matteo Salvini, ormai azionista di maggioranza nel governo italiano, che non perde occasione per dividere gli italiani in Italia e l’Italia dall’Europa.

Franco Chittolina, sociologo, ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee

Di Draghi abbiamo conosciuto la politica monetaria espansiva di cui ha beneficiato in particolare l’Italia grazie alla riduzione degli interessi sul nostro inarrestabile debito pubblico e abbiamo apprezzato il contrasto ad ogni tentativo di indebolire la moneta unica, che si trattasse del piano B di Paolo Savona, Borghi e Bagnai o della provocazione recente dei minibot.

Di Salvini conosciamo l’aggressività nei confronti dell’Ue, le sue improbabili alleanze con gli eurofobi polacchi e ungheresi, l’interpretazione disinvolta del diritto internazionale a proposito dei salvataggi in mare, le allegre politiche in deficit per mantenere impossibili promesse elettorali, come la flat tax, e, in questi ultimi giorni, anche la propensione ad andare fuori dalle righe oltre che dalle sue competenze, annunciando veti per le nomine Ue proprio mentre sull’Italia pesa la minaccia di una procedura di infrazione per debito eccessivo.

E come se non bastasse dividere l’Italia dall’Unione europea Salvini alza anche la voce per accelerare una pericolosa dinamica di autonomie differenziate per le regioni italiane, con il rischio di peggiorare gli squilibri già gravi tra Nord e Sud di questo nostro paese.

Sullo sfondo anche due modi di interpretare il diritto e la politica.

Draghi protagonista di un diritto europeo evolutivo che si sforza di rispondere a situazioni non previste, orientandosi con coraggio in terre inesplorate grazie alla bussola dei trattati; Salvini aggrappato ai suoi decreti con una lettura perlomeno riduttiva dei valori della nostra Costituzione e dei trattati europei.

Da una parte una concezione della politica attenta a mediare le tensioni e a privilegiare gli interessi dell’Unione rispetto a quello delle singole pretese sovranità nazionali; dall’altra l’alimentazione, anche crudele, di ogni possibile tensione per incassare consensi elettorali, molto più che non vantaggi per il proprio paese.

Il quale si ritrova così perdente su tutti i fronti: da quello della prevalente opinione pubblica europea che apprezzava la tradizionale cultura italiana dell’accoglienza a quello dei principali governi dell’Ue dai quali è giusto non prendere lezioni, ma solo nel caso in cui non se ne avesse bisogno. Come invece sembra averne chi sta sgovernando l’Italia, allontanandola dall’Unione europea.

Fortuna che oggi la più alta magistratura d’Italia può far valere, e molto, in Europa un terzo nome: quello di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, che con i limitati poteri di cui dispone continua a indicare tenacemente agli italiani le strade da percorrere per evitare al Paese i molti pericoli che incombono. In chiara sintonia con le reiterate indicazioni e raccomandazioni di un altro “italiano”, oriundo di adozione, che risponde al nome di Francesco.

Franco Chittolina, sociologo che ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee