L’Unione europea soffre, la medicina sta nella solidarietà

LIBRO  «Ridurre la crisi dell’Unione europea alla sola minaccia populista, come pure è stato fatto in maniera diffusa nel corso dell’ultima campagna elettorale europea, non significa tanto un sopravvalutare il ruolo del populismo, ma piuttosto sottovalutare l’ampiezza della crisi, nascondere le responsabilità degli europeisti e non comprendere la necessità per l’europeismo di mettersi in discussione»: così scrive Mario Di Ciommo nel saggio che ha il sottotitolo Riscoprire l’idea di Europa, oltre le crisi.

URGENZA EUROPEA
Mario Di Ciommo
edizioni San Paolo
224 pagine
18 euro

Le difficoltà del continente non vengono solo dalla pandemia, ma nascono almeno dal 2007: una crisi esistenziale, perché si mette in discussione l’esistenza stessa del progetto di integrazione. La costruzione dell’Ue è ancora incompleta, non solo per i limiti delle scelte fatte sino a oggi, ma, soprattutto, per la complessità dell’identità europea, che è unità nella diversità.

Non bisogna percepire l’Europa come una sorta di ufficio burocratico, ma tornare a fare della politica la linfa del progetto europeo, «alimentando la possibilità di un dibattito democratico aperto anche nei confronti dei populisti e sovranisti, un dibattito che deve però partire dalle istanze dei cittadini, i quali, nel dar credito all’Europa, le chiedono di cambiare e di diventare più vicina alle proprie esigenze».

E, attraverso il confronto democratico, generare quella forza politica propulsiva necessaria a portare a soluzioni capaci di superare lo status quo. La chiave sta nella solidarietà, nella capacità o meno dell’Unione europea di realizzare politiche concrete che attuino un reciproco sostegno tra gli attuali 27 membri.

Sovranismo, Brexit, populismo, attacchi da Oriente e Occidente, capitalismo autoritario, vocazione politica, integrazione, dignità della persona, solidarietà, multiculturalità, rapporto col Mediterraneo, sono alcuni temi trattati da Mario Di Ciommo, ricercatore in diritto costituzionale europeo ed esperto di affari europei.

Nel libro scrive del proprio Paese: «L’Italia ha, per storia (e non solo per geografia), un ruolo speciale  nel Mediterraneo. Dovrebbe lavorare – non in solitaria, ma in concerto con altri Paesi come la Francia per rimettere al centro dell’agenda della Ue il Mediterraneo, che va riscoperto come porta verso il futuro, verso l’Africa, verso il Medio Oriente, e non più considerato come mero muro di cinta difensivo». Per realizzare questo serve un nuovo europeismo, capace di riscoprire il proprio orizzonte di sviluppo.

Walter Colombo