Intervenire non appena si hanno i primi segnali

L’INTERVISTA Per approfondire il tema dell’abuso di alcol, parliamo con Giuseppe Sacchetto, direttore del Servizio per le dipendenze patologiche (Serd) dell’Asl Cn2.

Sacchetto, perché i giovani sono tra i soggetti più a rischio nello sviluppare problemi correlati all’abuso di alcol, ma risultano anche la fascia d’età con meno pazienti presi in carico dal Serd per questo tipo di dipendenza?

«I nostri dati sulle dipendenze sono relativi ai pazienti seguiti dal servizio, cioè coloro che da soli, con il supporto delle famiglie o per altre vie sono arrivati nei nostri ambulatori, iniziando un percorso. Non vi rientrano i casi curati in pronto soccorso, che eventualmente possono essere indirizzati al Serd, ma non è automatico che si rivolgano a noi. Esiste cioè un sommerso molto elevato in tema di dipendenze, soprattutto se si parla di un rapporto delicato come quello tra abuso di alcol e ragazzi. In generale, nella fascia d’età tra i 15 e i 20 anni, è difficile parlare di dipendenza, perché il consumo si riconduce quasi sempre al fine settimana, quando ci si ritrova con gli amici. In questi casi, l’alcol può avere diverse valenze: può essere il veicolo per sentirsi parte del gruppo, ma può ricondursi anche a quella fase esplorativa della vita in cui si può essere attratti dalle diverse forme di trasgressione, tra cui il bere. Si tratta di un problema da non sottovalutare, perché con il tempo, a seconda di fattori interni ed esterni alla persona, il consumo sporadico potrebbe tramutarsi in una dipendenza vera e propria».

Si tende a sottovalutare il problema tra i giovani?

«C’è l’opinione diffusa che ci si rivolga al Serd solo quando si arriva all’ultimo stadio: al contrario, anche sul fronte dell’abuso di alcol, l’aggancio precoce è fondamentale. In caso di sospetti o problemi evidenti, è importante rendersi conto che la questione non può essere affrontata in modo efficace a casa, ma che serve subito l’intervento di professionisti».

Tutte le diverse sfumature di un bicchiere

Se guardiamo invece alle altre fasce d’età, perché il consumo diventa eccessivo e porta alla dipendenza, dottor Sacchetto?

«Ci possono essere diverse cause. Per esempio, nella fascia tra i 40 e i 50 anni, c’è il bere sociale – quando si è in compagnia nel fine settimana –, come c’è anche il bere prestazionale, per migliorare le proprie prestazioni lavorative. Il nostro è un territorio con una forte tradizione legata al consumo di vino, che è radicato nella vita sociale delle persone: questo implica anche una minore consapevolezza del problema. Spesso si arriva ai servizi sanitari solo quando la situazione è già degenerata. Si tratta di un aspetto ancora più evidente nell’altra fascia d’età a grande rischio, quella degli anziani: in questo caso, si tratta di un bere più domestico, riconducibile a retaggi del vecchio mondo contadino, in cui si pensa che l’alcol faccia bene alla salute. Parliamo di persone che non hanno alcuna consapevolezza di essere alcolizzati, anche se in realtà lo sono. C’è poi l’uso dell’alcol come antidepressivo, ma anche in abbinamento, per enfatizzare gli effetti delle droghe».

La psicologa: già a dodici-tredici anni s’incomincia a voler provare l’ebbrezza

Al piano terreno della sede del Serd, in corso Michele Coppino, dal 2005 esiste Stargate – uno spazio per adolescenti, giovani, famiglie, insegnanti, educatori – per affrontare il tema della dipendenza in ambiente informale, partendo dal dialogo. Carmen Occhetto è una delle psicologhe: «Se si parla di alcol tra i giovani, l’impressione è che il fenomeno sia più evidente dopo il lockdown: se prima si concludevano le serate in discoteca, oggi lo si fa in piazza o in feste improvvisate, sotto agli occhi di tutti», esordisce. «Ma il problema non è una novità: negli ultimi anni l’età media in cui si consumano le bevande alcoliche è sempre scesa, arrivando a 12 o 13 anni». Ma quando i giovani o le loro famiglie si rivolgono ai servizi competenti? «Visto che tra i giovani si parla di episodi acuti e sporadici, è più facile che i ragazzi arrivino ai servizi a causa del consumo di sostanze stupefacenti, su segnalazione di genitori, insegnanti o delle autorità. Parliamo di cannabis, ma anche di cocaina, metanfetamine e ogni altra sostanza oggi in circolazione. Peraltro il prezzo nel frattempo si è abbassato, diventando più accessibile: una sorta di supermercato della droga, che per il nostro territorio proviene soprattutto da Torino e che durante il lockdown si è spostato on-line, secondo modalità non chiare, da ricostruire. In ogni caso, come per gli adulti, è facile che la droga si combini con l’alcol e che i due problemi debbano quindi essere seguiti».

f.p.