Beatitudini: proposta di un mondo rovesciato

PENSIERO PER DOMENICA – FESTA DI TUTTI I SANTI – 1° NOVEMBRE

La solennità dei Santi è una festa associata al ricordo dei defunti e in definitiva al pensiero della morte, in un tempo strano: una fase storica segnata dalla paura, che è sempre paura della morte. Interrogativi pressanti sul senso della vita abitano il cuore di credenti e non. Le letture ci danno una indicazione chiara di quali sono le cose che contano davvero, che danno senso alla vita e in qualche modo anche alla morte.

Il discorso della montagna, miniatura da Messale del XIV secolo (Firenze, Biblioteca Nazionale).

Non la fine, ma il fine della vita. Quando nella Scrittura si parla dell’aldilà l’attenzione non è tanto alla fine, ma al fine della vita: non all’esito inevitabile che incombe su di noi, ma all’obiettivo vero cui dobbiamo tendere. Ce lo rivela Giovanni nella sua prima lettera (3,1-3): in quanto “figli di Dio” dobbiamo diventare “simili a lui”. E poiché Dio è amore, essere simili a lui significa vivere l’amore fraterno. La santità non è nulla di più, ma anche nulla di meno di questo: una vita d’amore.

La felicità è il contrassegno della santità. Nella festa di Ognissanti ci viene proposta la pagina evangelica delle Beatitudini (Mt 5,1-12). In questo testo, forse la sintesi più perfetta della proposta di Gesù, troviamo un programma di vita e di felicità. Come notava polemicamente il filosofo Nietzsche, abbiamo qui una sorta di immagine rovesciata del mondo. Infatti, secondo la cultura dominante, gli atteggiamenti che garantiscono felicità sono l’opposto delle Beatitudini. Si pensa che felici siano i ricchi, le persone che hanno la risata stampata sul volto, i prepotenti, che sanno farsi gli affari propri, coloro che si godono la vita, coloro che schiacciano gli altri… Gesù propone un mondo rovesciato, in cui sono felici i poveri che riconoscono e accettano la loro dipendenza dagli altri, coloro che sanno farsi carico del dolore degli altri, che cercano la giustizia e la pace, che si preoccupano prima di tutto della felicità altrui, che sanno andare controcorrente. Persone di questo genere sono i “santi”, non importa se non menzionati sul calendario. Sono i santi della porta accanto, e sono tanti!

Felicità e santità sono un dono. È il messaggio paradossale dell’Apocalisse (7,2-14): i santi sono «coloro che hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell’Agnello». Uno stile di vita come quello prospettato dalle Beatitudini è possibile soltanto con l’aiuto di Dio. Ma questo sostegno di grazia è offerto a tutti. Ecco perché ha senso sfilare tra le tombe dei camposanti e pensare i nostri cari «avvolti nella veste candida»: viventi nell’abbraccio di amore di Dio che stringe anche noi.

Lidia e Battista Galvagno