Pastorizia: il corso piace e ripartirà nella primavera 2021

PAROLDO Si è concluso, con le ultime lezioni che si sono svolte on-line, il primo modulo formativo da 105 ore della scuola nazionale di pastorizia, promossa da Coldiretti Piemonte e dal Comune di Paroldo con il sostegno economico della fondazione Crc. «Pur in un momento difficile, il corso è andato bene, con allievi appassionati e molto motivati. Anche i docenti si sono detti soddisfatti. Ci sono tutti i presupposti per andare avanti anche il prossimo anno», sottolinea il sindaco Piercarlo Adami, che ha creduto molto in questo progetto (il primo in Italia), utile per creare un prezioso ricambio generazionale in un’attività storicamente molto legata al territorio delle Langhe più alte.

Gli studenti, provenienti da ogni angolo del Piemonte, oltre che da Valle d’Aosta, Liguria, Toscana e Lazio, hanno seguito un programma messo a punto da Inipa Nord-Ovest (l’ente di formazione di Coldiretti) concentrato sulla conoscenza delle razze ovicaprine, sulla gestione di capre e pecore e sulla trasformazione del latte in prodotti caseari. Le lezioni pratiche si sono svolte all’istituto lattiero-caseario di Moretta e in aziende agricole dell’alta Langa; quelle teoriche in borgata Cavallini, a Paroldo. «Con la scuola di pastorizia lanciamo un segnale di speranza e fiducia per la ripresa dell’economia agricola in mesi particolarmente difficili, ponendoci obiettivi molto ambiziosi: la creazione di nuove opportunità professionali, la riscoperta delle tradizioni allevatoriali nelle aree a rischio di abbandono, il presidio e la conservazione di ecosistemi unici», sottolinea Fabiano Porcu, direttore di Coldiretti Cuneo. Il prossimo modulo formativo, ancora da 105 ore, partirà nella primavera del 2021 e verterà sulle tecniche per gestire al meglio i pascoli e il benessere delle greggi e sulla trasformazione della carne.

Vi potrà partecipare anche chi non ha seguito il ciclo di lezioni che si è appena concluso. Per maggiori informazioni si può contattare la sezione della Coldiretti di Cuneo al numero 0171-44.72.40 o consultare il sito https://cuneo.coldiretti.it.

Secondo i dati forniti da Coldiretti, negli ultimi dieci anni è praticamente raddoppiato il numero di animali negli allevamenti ovicaprini. Dai 21mila ovini del 2010 si è passati ai 41mila del 2020, mentre tra i caprini dai 12mila capi del 2010 si è arrivati agli attuali 22mila. Però, il numero di allevamenti (circa 2.700) è rimasto lo stesso. In pratica sono aumentate le dimensioni medie delle greggi, a discapito della pastorizia basata sul pascolo nei pressi dell’azienda e a vantaggio di allevamenti più grandi. In Piemonte oggi ci sono 125mila ovini e 79mila caprini. Alcune razze sono a rischio di estinzione. Tra le pecore la situazione più grave è quella della Garessina (diffusa in Val Tanaro) e la Saltasassi (Verbano), ridotte a poche decine di esemplari. La pecora delle Langhe da anni è sui duemila capi, mentre negli anni ’50 erano 40mila e negli anni ’80 circa 6-7 mila. I numeri bassi fanno aumentare i rischi di consanguineità, con seri problemi per la riproduzione e il futuro della razza. Inoltre, in alta Langa starebbe anche iniziando a diffondersi una specie ovina non autoctona, la francese Lacaune (originaria della zona di Roquefort), che ha il vantaggio di produrre maggiori quantità di latte, anche se questo non può essere utilizzato per produrre il formaggio tipico Murazzano Dop.

Corrado Olocco