Confagricoltura: «Aumentano burocrazia e oneri per esportare nel Regno Unito»

AGRICOLTURA secondo Confagricoltura Cuneo, l’eccessiva burocrazia e le nuove rigide regolamentazioni imposte dal Regno Unito alle importazioni dopo la Brexit stanno mettendo in forte difficoltà le aziende italiane, in particolare nel comparto vitivinicolo e frutticolo. La soluzione auspicata dall’ente riguarda lo snellimento e la semplificazione delle procedure. In caso contrario, secondo il direttore Roberto Abellonio, «rischiamo di perdere quote di mercato importanti in un Paese che storicamente rappresenta uno sbocco fondamentale per i prodotti della Provincia di Cuneo. Stiamo attivando rapporti diretti con il sistema amministrativo e doganale britannico al fine di adottare un protocollo che velocizzi le pratiche per l’ingresso dei prodotti».

Regno Unito seconda destinazione extraeuropea per le merci prodotte nella Granda

Per la provincia di Cuneo, il Regno Unito rappresenta la seconda destinazione extraeuropea dopo gli Stati Uniti. La percentuale maggiore delle esportazioni nel 2020 (49,5 per cento) ha riguardato prodotti alimentari, vini e bevande. In generale, le difficoltà dell’export di prodotti agroalimentari europei sono confermate dai dati diffusi dalla Commissione Ue che sottolinea come nei primi due mesi dell’anno si siano attestati a 28,5 miliardi di euro, il 6 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. La contrazione delle vendite ha riguardato soprattutto questi due Paesi.

Prosegue Abellonio: «Se, con ogni probabilità la situazione sul mercato statunitense è destinata a migliorare, per il superamento dell’emergenza sanitaria e per la sospensione dei dazi applicati nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing, per il mercato del Regno Unito, invece, le prospettive non sono incoraggianti. L’uscita dall’Unione europea ha determinato l’aumento degli oneri amministrativi e, di conseguenza, il costo delle spedizioni».

Circa il 60 per cento dei prodotti agricoli ed agroalimentari consumati nel Regno Unito sono importati e circa il 75 per cento di questi, fino al 2020, proveniva dall’Unione europea. Lo scorso anno, nonostante le misure restrittive a causa della pandemia, che hanno inciso sulla diminuzione del valore dell’export complessivo italiano verso la Gran Bretagna, si è rilevata una sostanziale tenuta del comparto alimentare. In particolare, Il Regno Unito si è configurato come il quarto mercato di export alimentare per l’Italia, dopo Germania, Francia e Usa.