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Le domande alle quali non sappiamo rispondere

Le domande alle quali non sappiamo rispondere
Gesù placa la tempesta, miniatura francese del Quindicesimo secolo. Londra, British Museum.

PENSIERO PER DOMENICA – XII TEMPO ORDINARIO – 23 GIUGNO

Ci sono momenti in cui la natura sembra diventare nemica dell’uomo. Nel Vangelo (Mc 4,35-41) vediamo i discepoli alle prese con la tempesta sul lago di Tiberiade. Possiamo immaginare il loro stato d’animo se ricordiamo la scena dei tre giovani abbracciati e poi travolti dal Natisone. Ma questa pagina di Vangelo sarà per molto tempo legata all’immagine e alle parole del Papa, il 27 marzo 2020, in piazza San Pietro deserta, nel pieno della tempesta del Covid-19.

Le domande alle quali non sappiamo rispondere
Gesù placa la tempesta, miniatura francese del Quindicesimo secolo. Londra, British Museum.

«Da settimane sembra che sia scesa la sera», disse, «fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, chiamati a remare insieme, bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti». Se il Covid-19 è alle spalle, non lo sono le tempeste della vita.

La fede va in crisi non quando dubitiamo se Dio esista o meno, ma quando pensiamo che a Dio non importi di noi. La domanda dei discepoli, «Non t’importa che siamo perduti?» è una delle accuse più dure rivolte a Gesù. Anche in famiglia, fa male quando ci dicono: «Non t’importa di me?». La frase ferisce e scatena tempeste nel cuore. Ha scosso anche Gesù, che ha a cuore ognuno di noi. Infatti, salva i discepoli sfiduciati. Ma perché Gesù ha salvato i discepoli e non i tre ragazzi nel Natisone o i bambini palestinesi e ucraini uccisi dalle bombe? È la domanda senza risposta che attraversa la storia: la sfida più ardua della fede. Il dialogo tra Dio e Giobbe (Gb 38.8-11) scoraggia le risposte facilone: la vita è un mistero impenetrabile, ma non siamo soli; Dio è con noi, lotta e muore con noi.

Anno della preghiera – 21. Tra le forme di preghiera c’è gridare a Dio, porgli domande a cui non sappiamo rispondere. La preghiera, come la vita, ha momenti entusiasmanti. Ma conosce anche il buio totale, in cui possiamo solo gridare a Dio la nostra paura e disperazione. L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza, che da soli affondiamo. È il momento, dice il Papa, di «invitare Gesù nelle barche delle nostre vite, di consegnargli le nostre paure, perché le vinca». Come e quando non lo sappiamo, ma con Dio la vita non muore. O, se muore, risorge.

Lidia e Battista Galvagno

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