di Elisa Rossanino
BARBARESCO – La stagione si è chiusa da tempo, ma in attesa della riapertura della cerca i trifolao tessono legami con chi, anche a distanza di chilometri e in altre regioni, vive della stessa passione. Così, Asia Bertello, di Barbaresco, e suo padre Massimo, di Langhe truffle, sono partiti alla volta di Città di Castello (Perugia) per incontrare la famiglia dell’azienda Tartufi Bianconi nella tartufaia di Citerna. «Condividiamo la stessa tradizione. Come noi anche loro propongono una forma di turismo esperienziale facendo vivere ai visitatori l’ebbrezza della cerca del tuber», spiega Asia, la più giovane trifolera della nostra zona.
Il confronto: la salvaguardia dei boschi
Un incontro che presto si è trasformato nell’occasione di parlare della salvaguardia dell’ambiente boschivo, delle tartufaie e del rapporto con i fidati tabui. «Ci siamo confrontati sulle problematiche ambientali, sul rapporto con i turisti e sui progetti, sulle piante tartufigene dei nostri territori di appartenenza, ricordando che la vendita del pregiato fungo è solo l’ultimo tassello della nostra attività», prosegue Asia.
Nonostante alcuni aspetti comuni, i due territori hanno caratteristiche diverse. «Loro hanno la fortuna di avere un terreno meno sabbioso, le molte pietre rendono il suolo più umido creando una condizione favorevole per la proliferazione del tartufo, questo è uno dei motivi per cui hanno una maggiore raccolta». Dal confronto con la famiglia Biagioni, sono emersi altri aspetti fondamentali per la salvaguardia del settore. «Hanno un numero maggiore di tartufaie. Una sensibilità che sta nascendo anche qua, ma con diversi anni di ritardo. I terreni sono mantenuti in ottime condizioni, spesso sono anche recintati. In generale sono molto attenti a mantenere in buono stato le aree boschive», spiega Asia.
Dopo la cavatura il prodotto è valorizzato con una fiera che ha caratteristiche diverse rispetto a quella albese. «Si tratta di un appuntamento molto meno conosciuto e molto più di nicchia», spiega la cercatrice di Barbaresco.
L’associazione locale
La delegazione albese, durante il soggiorno in Umbria, ha avuto l’occasione di incontrare il presidente del Salone del tartufo bianco pregiato, Lazzaro Bogliari, e dell’Associazione tartufai dell’alta Valle del Tevere, Andrea Canuti, oltre al più giovane cavatore di Città di Castello. «Ha appena 14 anni. È stato bello conoscere chi, come me, nonostante la giovane età, ha già deciso di portare avanti una tradizione di famiglia», aggiunge Asia.
Un gemellaggio nato quasi per caso, dopo essersi conosciuti on-line e incontrati alla fiera albese per la prima volta. «Siamo due realtà piccole che condividono la stessa passione e la stessa visione sebbene in territori lontani. Un percorso che abbiamo appena iniziato insieme e che non vediamo l’ora di scoprire dove ci porterà».

