CHERASCO – Lunedì 11 maggio si è tenuto un incontro pubblico, organizzato dall’Amministrazione comunale per parlare dell’entrata della città nell’area naturale protetta dello Stura.
Dopo l’incontro le associazioni ambientaliste che fanno parte di Comuneroero hanno rilasciato una nota.
Il Comune scrive nel suo comunicato stampa prima dell’incontro: «Il territorio interessato si distingue per l’elevato valore naturalistico e per una biodiversità particolarmente ricca, sia sotto il profilo floristico che faunistico. L’area di Cherasco, caratterizzata da boschi fitti, rii e da una flora che conta circa 790 specie censite, offre habitat idonei anche a specie animali che richiedono acque limpide e di alta qualità. Queste caratteristiche rendono evidente la necessità di tutela e salvaguardia e hanno posto le basi per l’avvio del percorso di inserimento del territorio cheraschese nel Parco».
Il sindaco ha aperto la serata assicurandoci che Cherasco entrerà nel Parco e che verrà presentata una proposta da poter discutere e che sono pronti ad ascoltare.
L’ottimo esito della marcia di febbraio scorso lungo il corso del fiume Stura, organizzata da Comuneroero a cui hanno aderito molte associazioni firmatarie della presente e che è stata molto partecipata, in particolare dalle numerose scolaresche della città, ha sicuramente dato una spinta a un progetto che questa Amministrazione aveva in animo di concretizzare, anche alla luce della maturata sensibilità sul tema da parte della comunità cheraschese e non solo.
Il sindaco è stato di parola, ha organizzato l’incontro pubblico e ci ha dato la parola.
Nella serata, i delegati del Parco hanno ben raccontato la sua storia fin dalle origini, messo in evidenza i vincoli dell’area inclusa nel parco (territori con alto valore naturalistico) e quelli dell’area contigua (zona di transizione adiacente al parco), le attività che vengono svolte oggi e, con il supporto del tecnico Bruno Tibaldi, gli habitat, la biodiversità, le specie vegetali e animali.
Quindi il sindaco ha presentato la mappa con la proposta: quello che emerge è che non tutti i rii sono rappresentati, non ci sono numeri che identificano la dimensione dell’area e il 99% del territorio che viene proposto per l’entrata nel parco viene configurato come area Contigua, quindi con una forma di tutela praticamente inesistente.
Prima di lasciare la parola alle associazioni e quindi al pubblico presente, ha nuovamente ribadito la disponibilità a prendere in considerazione le proposte che emergeranno dal dibattito.
Viene quindi data la parola a Cesare Cuniberto, presidente di Comuneroero, in rappresentanza delle tante associazioni sostenitrici dell’iniziativa.
Cuniberto ha ricordato che per troppi anni la politica di Cherasco, alternandosi, non ha saputo passare dalle parole ai fatti, per una mera questione di consensi elettorali.
Nel giugno del 2006 venne approvata all’unanimità la delibera n. 17 avente per oggetto: “Istituzione della zona di salvaguardia dei rii, delle rocche e delle rive dei bastioni di Cherasco” con le seguenti finalità: creazione di una nuova zona di salvaguardia naturalistica ed archeologica e ripristino di una situazione ambientale profondamente violentata dai lavori di realizzazione dell’autostrada Asti-Cuneo. L’attuale sindaco Claudio Bogetti e l’allora assessore, Sergio Barbero, oggi in minoranza, votarono a favore ma poi non se ne fece nulla per i mal di pancia di qualche agricoltore, cacciatore, e forse per gli interessi di qualche cavatore.
Ora le associazioni chiedono un momento di coraggio collettivo e la promozione di una iniziativa unitaria seria e giusta.
La nostra proposta consiste nell’inserire come area parco tutte le aree demaniali del territorio dei rii e dello Stura, l’oasi della Rana, il sentiero del bacio, l’area umida della cava Molinetta (già in progetto da parte della At-Cn) in aggiunta a quelle proposte dall’Amministrazione e cioè la Rocca del campione (circa 4 ettari) e le rive dello scolmatore verso la Stura.
Questa proposta parte dal principio che larga parte delle aree demaniali dei rii non sono coltivate e quindi non impattano con il mondo agricolo (anche se non vediamo particolari problemi che entrino anche quelle coltivate, ma possiamo discuterne) e gli esperti del Parco ci hanno ben spiegato che la caccia al cinghiale, quando necessario e su disposizione della Provincia, può essere praticata anche nelle aree definite parco.
Il sindaco, ascoltata la nostra proposta, si è detto disponibile a esaminarla ed a discuterla senza pregiudizi.
Interessante infine è stata la proposta della minoranza comunale, di organizzare un Consiglio comunale ad hoc, aperto ai sindacati degli agricoltori o cavatori, alle nostre associazioni e anche alla cittadinanza attiva in modo da poter ridiscutere questa prima bozza tenendo conto della nostra proposta, l’unica presentata nella serata. Sarebbe importante che la commissione ambiente facesse sua la nostra proposta di includere nel parco le aree demaniali dei rii e della Stura, non come aree contigue ma come aree parco.
