PENSIERO PER DOMENICA – CORPUS DOMINI – 7 GIUGNO
Al centro della festa del Corpus Domini c’è il pane che, con il riso, ha garantito la sopravvivenza umana per secoli. Non stupisce che Gesù lo abbia scelto come simbolo della sua presenza tra noi. Oggi purtroppo il pane è svalutato, sia nella sua funzione nutritiva – non è l’alimento più importante – sia nella sua valenza simbolica: è raro che chi guarda un pezzo di pane pensi a Gesù! Ce lo ricordano le letture della Messa.

Il pane è un dono di Dio, come la Parola. È il messaggio della prima lettura (Dt 8,2-16), che ricorda la peregrinazione del popolo nel deserto, dopo la fuga dall’Egitto. La sopravvivenza fu garantita dalla manna, non prodotta da mani d’uomo, quindi dono di Dio. Ma anche il pane, al pari di tutto ciò che la natura ci offre, è un dono di Dio. Come ci ha ricordato tante volte Carlo Petrini, i nostri nonni avevano ben chiaro questo. Insegnavano a raccogliere le briciole che cadevano per terra. Per mio nonno, sprecare il pane era un peccato grave, punito severamente da Dio: «Dopo la morte, Dio ti manderà a raccogliere le briciole che hai lasciato cadere a terra, con una cesta senza fondo!». Oggi quasi un terzo del cibo va sprecato! Quanto detto del pane vale anche per la Parola: quante parole di Dio lasciamo cadere per terra?
Il pane è un segno di comunione tra le persone. Lo ricorda Paolo ai Corinzi (1Cor 10,16-17). Certo la prassi alimentare del tempo rendeva molto bene questa idea: il pane veniva cotto in grosse forme e così veniva portato in tavola. Qui il capo-famiglia lo spezzava e lo serviva ai commensali: tutti mangiavano da un unico pane. Anche Gesù nell’Ultima cena ha fatto così. Oggi le norme igieniche lo sconsigliano, quindi dobbiamo “lavorare” un po’ di immaginazione.
Il pane è presenza di Gesù. Ecco il paradosso del Vangelo (Gv 6,51-58): una pagina “scandalosa” già nella Chiesa primitiva. Lasciamo agli esegeti la discussione se Gesù abbia pronunciato quelle esatte parole. Certo quando Giovanni scrive il suo Vangelo, ha alle spalle 50 anni di celebrazioni dell’Eucaristia. La comunità ha compreso il senso dei gesti e delle parole misteriose di Gesù, collegando la moltiplicazione dei pani, l’Ultima cena e la morte in croce. Le prime comunità vivevano il rito dello spezzare il pane e del mangiare alla stessa mensa come momento di comunione profonda con Gesù: «Il pane che io darò è la mia carne per la salvezza del mondo… Chi mangia la mia carne… rimane in me e io in lui». È ancora la nostra fede, quella che testimoniamo nel Corpus Domini.
Lidia e Battista Galvagno
