di Pierangelo Vacchetto
CERVERE – Ci sono concerti che sono semplicemente una successione di canzoni e altri che diventano un racconto di vita. Quello che Luca Carboni ha portato, sabato 18 luglio, all’anfiteatro dell’Anima appartiene senza dubbio alla seconda categoria. «Se fossi tornato sul palco dopo il periodo difficile che ho attraversato, avrei voluto ricominciare proprio da questa canzone. Per me Primavera è il simbolo della rinascita, della possibilità di diventare nuovi, al di là delle malattie e di tutto quello che la vita ci mette davanti». Quelle parole, pronunciate da Luca Carboni, hanno dato il senso più profondo della serata. Per il cantautore bolognese, tornato a Cervere esattamente dieci anni dopo la sua prima apparizione, non è stato soltanto un concerto, è stato un viaggio attraverso oltre quarant’anni di musica, una riflessione sul tempo, sulla fragilità e sulla capacità di ricominciare. Sono parole semplici, pronunciate con la consueta delicatezza che da sempre contraddistingue il cantautore bolognese, che aggiunge: «Questa sera parlerò poco. Lascerò che siano le canzoni a raccontare questa storia». Ed è esattamente quello che è successo.
La seconda tappa del viaggio è Sto pensando, e Ci stiamo sbagliando il brano che apriva il suo secondo album, con il suo inconfondibile attacco vocale, è arrivata subito dopo. «Questa canzone è stata la partenza di un viaggio meraviglioso che mi ha portato dagli anni Ottanta fino a qui, questa sera con voi», ha detto Carboni, ringraziando il pubblico per l’affetto. Da lì in avanti il concerto diventa un susseguirsi di pagine fondamentali della canzone italiana. Sarà un uomo, La mia città, Inno nazionale, fino a una raffinata versione acustica di Mi ami davvero, in cui la voce di Carboni trova il perfetto contrappunto nel sax soprano di Ferrario e nelle percussioni di Fabrizio Luca, che hanno accompagnato il cantautore con grande eleganza. Carboni racconta poco, ma quando lo fa apre piccoli squarci sulla sua vita. Introducendo Le ragazze, parla del suo libro Luca non parlava mai dove descrive i luoghi che hanno ispirato la sua musica come Bologna, i portici, la collina di San Luca, il mare Adriatico della sua infanzia e quello dell’Isola d’Elba, scoperto grazie ai concerti. Ricorda perfino il porto di Riccione dove, seduto sulla sua Ducati Scrambler rossa, nacque quasi di getto il testo della canzone. L’anfiteatro ascolta in silenzio e poi esplode quando arrivano i grandi classici. Farfallina diventa uno dei momenti più intensi della serata dove migliaia di voci accompagnano Carboni dall’inizio alla fine e, tra una canzone e l’altra, dagli spalti si alza più volte un grido spontaneo Luca, sei sempre lo stesso!. Lui sorride, quasi imbarazzato, ma è evidente quanto quell’affetto lo emozioni.
Tra i momenti più sentiti c’è anche San Luca, dedicata alla sua Bologna. Prima di iniziarla Carboni ringrazia pubblicamente Cesare Cremonini. «Lo voglio ringraziare due volte. Per avermi coinvolto nel racconto di qualcosa di così importante della nostra città e per averci lasciato ancora una volta la sua splendida voce anche questa sera». Il pubblico applaude a lungo, consapevole di assistere a una delle pagine più belle della recente canzone d’autore italiana. Il finale è affidato a Mare Mare, che trasforma l’anfiteatro in un unico grande coro. Le mani si alzano, le luci dei telefoni illuminano la platea e la voce del pubblico quasi copre quella dell’artista. Ma non può finire così. I bis riportano Carboni sul palco con Vieni a vivere con me e l’immancabile Ci vuole un fisico bestiale, cantata con lo stesso entusiasmo di quarant’anni fa.
Quando le ultime note si sono spente e Carboni stava salutando il pubblico, è arrivato l’episodio più spontaneo della serata: un fan ha scavalcato le transenne ed è corso ad abbracciarlo per ringraziarlo dell’emozione vissuta. Un gesto accolto con naturalezza dal cantautore, quasi a suggellare il rapporto speciale costruito in oltre quarant’anni con il suo pubblico. Carboni ricambia l’abbraccio e sorride. Poco prima aveva confidato agli spettatori: «La vostra presenza rende così emozionante e speciale ogni serata». A Cervere quelle parole hanno trovato la loro conferma perché quello dell’Anima Festival non è stato soltanto un concerto di successi, ma il ritorno di un artista che ha scelto di ripartire dalla primavera, dalla bellezza delle canzoni, il racconto sincero di una rinascita, affidato all’affetto di un pubblico che non ha mai smesso di accompagnare uno dei più raffinati cantautori della musica italiana.










