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Abitare il piemontese / La parola della settimana è Canté j’euv

Cantare le uova, rito sociale della questua

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ABITARE IL PIEMONTESE – Tra le usanze piemontesi più sentite dello spirito d’aggregazione campestre c’era il canté j’euv, letteralmente “cantare le uova”. Accadeva poco prima di Pasqua, quando le giornate s’allungavano e si poteva tornare a stare fuori la sera: gruppi di cantori passavano di cascina in cascina chiedendo uova per preparare una grande frittata da condividere il Lunedì dell’Angelo, occasione di festa e convivialità che rinsaldava i legami tra gli abitanti e apriva simbolicamente la primavera.

L’uovo, simbolo di fecondità e rinascita, richiama la vita che si rinnova insieme alla natura. Nelle terre di Langhe, Roero e Monferrato il canté j’euv custodisce tracce di antichi riti di questua di origine pagana, celebrati durante la Quaresima: uomini e ragazzi cantavano nei cortili delle cascine raccogliendo uova per la frittata comunitaria, gesto di cooperazione che rafforzava i rapporti e aiutava ad affrontare le difficoltà delle campagne.

Il canto, tramandato oralmente, non ha autore e si perde nella notte dei tempi: melodie e strofe cambiano da paese a paese, ma la struttura resta simile. All’inizio i cantori salutano la famiglia e rendono omaggio alla padrona di casa, figura centrale della cascina, chiedendo se vi fosse una figlia da maritare (in una società regolata da una morale rigida, non era scontato saperlo). Seguono i versi che spiegano la richiesta, spesso con riferimenti alle galline e alla loro generosità. Infine il congedo: se la padrona offre uova, pane o vino, i cantori ringraziano e proseguono verso un’altra cascina; se invece la risposta è negativa (andé a canté ant n’àtȓa cort!) il finale può ironizzare su presagi di sventura.

Negli anni Cinquanta del Secolo scorso la tradizione rischiò di affievolirsi, ma alla fine degli anni Sessanta Antonio Adriano (1944-2006) promosse una rinascita con il Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri, raccogliendo testimonianze, canti e memorie della civiltà contadina. Un cambiamento fu anche la partecipazione delle donne: ragazzi e ragazze tornarono a percorrere insieme le strade di campagna, cantando sotto la luna primaverile. Nel 1979 il circolo Arci di Bra dedicò a questa tradizione un festival internazionale di musica popolare chiamato proprio Canté j’euv. Oggi quel canto resta molto più di una questua: è memoria condivisa, un invito a ritrovare comunità e convivialità.

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