di Davide Barile
IL PROGETTO – Prendersi cura di un bosco abbandonato in cui regna la betulla, preservare la specie ed estrarne la linfa: è il percorso seguito da Attilio Pecchenino, vitivinicoltore di Dogliani, con Claudio Rosso e Federica Alasia.
«Ci conosciamo da molto tempo perché siamo guide cicloturistiche della Regione» spiega Pecchenino. «Da anni collaboriamo per progetti turistici e sportivi all’aria aperta e per collegare la Langa del Barolo con il Monregalese tramite sentieri e percorsi ciclabili. Un giorno, siamo passati quasi per caso in questo bosco a Monasterolo Casotto, che per una piccola parte apparteneva già a Claudio, e ne siamo rimasti affascinati».
Aggiunge: «Nei fondi confinanti, i proprietari avevano appena abbattuto i castagni, lasciando soltanto le bianche betulle. In una terra in cui la castanicoltura la fa da padrona, abbiamo voluto puntare su una specie che, di solito, non è presa molto in considerazione, la betulla appunto».
Oggi possiedono 2 ettari e 600 betulle
Il passo successivo è stato l’acquisto delle terre confinanti: «Ora possediamo 2 ettari e 600 betulle. Abbiamo pensato a un’attività economica che fosse rispettosa della natura: l’estrazione della linfa si adatta perfettamente al nostro obiettivo. L’operazione va effettuata nel periodo corretto, in primavera: è la stagione in cui anche le viti “piangono”, ossia perdono linfa dai tagli della potatura, il liquido scorre in abbondanza e una piccola parte può essere prelevata. Un agronomo ci indica i giorni ottimali, nella betulla occorre praticare un piccolo foro e inserire un recipiente. Lo si lascia un giorno intero e, a seconda delle piante, escono dai tre ai cinque litri. La raccolta si fa su un terzo delle piante, per poi lasciarle riposare nei due anni successivi. Un po’ come i donatori di sangue che devono attendere un certo periodo tra un prelievo e l’altro», spiega.
Oltre alla linfa anche un aceto di bosco
La linfa è commercializzata con l’etichetta Artesana. «Il prodotto non è pastorizzato, aggiungiamo soltanto una piccola quantità di acido citrico. Una volta aperta, la bottiglia si conserva una ventina di giorni in frigorifero: berne un bicchiere ogni mattina aiuta a depurarsi». Ma non è l’unico prodotto: «Abbiamo creato anche un aceto di bosco derivante dall’unione del liquido con miele di castagno fermentato, da usare per condire i piatti che si mangiano quotidianamente». A supporto di Pecchenino, Alasia e Rosso ci sono alcuni amici: «Cioppi, Chicca, Nerina, Smoke e Spring, cinque asini che lavorano per noi e mantengono pulito il terreno del bosco».

