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17 marzo 1861, Torino è capitale

Noi, Vescovi della regione ecclesiastica piemontese, alla vigilia del 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861 in Torino, culla del Risorgimento e prima capitale del nuovo Regno, desideriamo rivolgere alle nostre Chiese locali, ma anche alla società civile del Piemonte e della Valle d’Aosta, l’invito a riflettere sull’importante evento.

Incoraggiamo a far sì che, con l’impegno di tutti, l’unità nazionale raggiunta diventi unione morale e spirituale,dove ciascuno, e ogni gruppo sociale, si impegni a promuovere il bene comune, nel rispetto, nell’ascolto e nel dialogo con le diverse culture e impostazioni di vita di cui sono ricche le nostre comunità, per far crescere la solidarietà e la giustizia sociale, il rispetto della vita e della dignità di ogni persona umana, la centralità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e dei suoi diritti fondamentali in fatto di lavoro e di educazione delle nuove generazioni.

La civiltà di un popolo si rivela in particolare dal modo con cui esso accoglie e sostiene coloro che sono più deboli, sofferenti, poveri, indifesi, stranieri. Sono essi che ci indicano le vie per costruire una nazione unita nell’amore e nella pace. Se una parte del mondo ecclesiale e cattolico fece fatica ad accettare le modalità del processo di unificazione politica, anche a causa di frequenti provvedimenti anticlericali e anticattolici, prima e dopo il 1861, la Chiesa, educando le coscienze al senso del bene e del male, all’onestà e all’altruismo, contribuì a formare gli italiani, continuando una lunga tradizione educativa e culturale e avviando nuove opere di solidarietà e di promozione umana.

Non dimentichiamo che da molti secoli è fattore profondo di unità il senso di appartenenza della maggioranza del popolo italiano all’unica Chiesa cattolica. A Torino poi, ma con riflessi positivi per tutto il Paese, contribuirono al bene degli italiani e dell’Italia in fieri, con la loro vita e le loro opere, soprattutto i Santi sociali, i figli migliori delle nostre Chiesee della nostra terra. Profondamente convinti, come ci ha ricordato il Vaticano II, che la Chiesa non vive per se stessa ma per il Vangelo, per la gloria di Dioe per il bene della gente, noi Vescovi, facendo tesoro degli eventi passati oggi ricordati, intendiamo guidare le nostre chiese nella fedeltà al Signore Gesù, alla sua Parola eall’Eucarista, sulle orme tracciate da questi testimoni, riconosciuti da tutti come esemplari nell’unire strettamente la fede e l’amore alla Chiesa con la carità e il progresso sociale e civile della cittadinanza.

Seguendo il loro stile di vita invitiamo le nostre comunità, e i giovani in particolare, a farsi protagonisti di una nuova stagione di cammino unitario del nostro popolo, valorizzando le risorse in una giusta prospettiva federale e solidale insieme, cementando i valori religiosi e civili sulla roccia solida della fede e della cultura cristiana, che per vocazione sonoaperte all’incontro e al dialogo con tutte le altre presenze, laichee religiose, che formano la società civile.

Di fronte alle crescenti sfide che il rapido e tumultuoso cambiamento in atto nel mondo pone al nostro Paese, c’è bisogno di una forte e decisa ripresa spirituale da parte delle varie componenti familiari, politiche, economiche, sociali, per sostenere con fiducia ilcamminodella nazione, di cui ciascuno è responsabile, chiamato a fare la sua parte anche con sacrificio personale, per coltivare la speranza di un domani migliore. Maria santissima, che giustamente è chiamata “la castellana d’Italia” per i numerosi santuari che segnano e illuminano il nostro territorio, ci aiuti a ritrovare questa speranza in Cristo suo Figlio, fondamento certo di vero e sicuro progresso religioso e civile per la nostra Patria, che amiamo profondamente.

 

I Vescovi del Piemonte e Valle d’Aosta