Garelli: «Cattolicesimo più flessibile sui temi sociali»

Franco Garelli è nato a Bra nel 1945. Sociologo di fama nazionale, il 12 novembre è stato ospite ai Lunedì di San Paolo per affrontare il tema della religiosità in Piemonte, e in particolare il vissuto emotivo dei giovani. L’argomento: il libro, scritto dallo stesso Garelli, dal titolo Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo (Il Mulino). Delicato il tema: mentre le istituzioni religiose tentano di venire a patti con i grandi cambiamenti sociali e umani dell’epoca contemporanea, i sentimenti individuali assumono forme sempre più eterogenee, varianti divergenti e flessibili rispetto alla dogmatica omogenità di un tempo.

Cominciamo da capo: pensa che la religione si stia estinguendo, Garelli?

«Non credo affatto. Sta però subendo un’evidente metamorfosi: in Italia, ad esempio, il cattolicesimo diventa sempre più flessibile nel trattare e discutere i temi sociali ed etici pregnanti. A dispetto dell’apparenza, la Chiesa comprende il rapido cambiamento dei valori collettivi e si rivela tollerante, disponibile all’ascolto e al dialogo costruttivo».

A questo proposito, riuscirà la Chiesa a evitare l’allontanamento dei giovani e delle nuove generazioni dalla pratica religiosa?

«Potremmo dire che, rispetto a un tempo, il parametro dell’osservanza (ad esempio dei precetti religiosi) è stato sostituito da quello dell’esperienza. In altre parole, i giovani sono più critici e distaccati sulle questioni teorico dogmatiche, ma rimangono pronti ad “attivarsi” in presenza di possibilità esperienziali e di crescita, di curiosità e scoperta. Le nuove generazioni rimarranno vicine al cattolicesimo solamente se quest’ultimo sarà capace di stimolarle, di concepire proposte significative ed elastiche, non arroccate su tradizionalismi superati».

Alla luce di questo macroscopico rovesciamento dei canoni, come vede il futuro?

«È difficile da prefigurare una situazione sociale e religiosa caratterizzata da forte pluralismo e dalla coesistenza simultanea di differenti tipologie di valori, culture, interpretazioni della realtà. Staremo a vedere: la disponibilità a cambiare risulterà comunque un parametro fondamentale, sia da parte del fedele sia da parte delle istituzioni di fede».

Matteo Viberti