Bra: 191 bambini sono nati grazie al Cav

BRA Sono 191 i bambini nati grazie all’opera del Centro di aiuto alla vita (Cav) di Bra. Il primo incontro con una donna in attesa di un bambino e intenzionata ad abortire avvenne nel 1993 il 29 dicembre, giorno della ricorrenza dell’apparizione della Madonna dei fiori a Egidia Mathis, una giovane sposa in stato interessante aggredita da alcuni soldati nel 1336.


191 vite umane strappate all’aborto sono un grande risultato, ma negli ultimi anni i numeri delle gestanti che si sono rivolte al centro sono diminuiti: Nel 2015 solo 4.
Ha inciso la diminuzione del numero delle interruzioni di gravidanza (che nel 2014 in Italia sono scese sotto quota 100.000), ma secondo Guido Chiaramello – con la moglie Domenica da sempre anima del Cav braidese – «se con il consultorio dell’Asl si potesse attivare una collaborazione più stretta, potremmo salvare molte vite in più. Anche la firma di una convenzione di cui si era parlato a suo tempo non ha avuto luogo».
Patrizia Corradini, direttrice del Dipartimento delle cure primarie dell’Asl, spiega: «Alle donne che si presentano al consultorio proponiamo tutte le opportunità, compresa la possibilità di essere aiutate dal Cav, ma non possiamo forzare nessuno. Credo sia umano e naturale essere a favore della vita e noi sottolineiamo sempre alle gestanti che fino all’ultimo si può cambiare idea, ma la scelta è della donna. Per quanto riguarda la convenzione di cui si è discusso in passato con il Centro di aiuto alla vita di Bra, purtroppo non ha potuto essere concretizzata perché manca lo schema che deve essere predisposto dalla Regione. Quando sarà disponibile potremo procedere alla stipula. Al di là della convenzione, la collaborazione con il Cav continua».
Certamente l’aborto farmacologico ha rappresentato un punto di svolta, i tempi entro cui dare corso all’aborto sono più brevi e quindi le possibilità di contattare la gestante da parte del Cav si riducono.
Intanto il lavoro del Centro di aiuto alla vita continua e per ogni donna viene realizzato uno specifico progetto «perché le difficoltà che possono spingere verso l’interruzione di gravidanza sono diverse», aggiunge Chiaramello, « economiche, abitative, di relazione. Per salvare il bambino ci impegniamo per dare prospettive alla mamma».
L’attività non si limita al sostegno delle gestanti, ma si concretizza in aiuti materiali ai genitori di bambini piccoli. Nel 2015 sono state 188 le famiglie assistite.

Diego Lanzardo