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Paola, che sfida ogni suo limite. Intervista alla donna dei Guinness

PERSONAGGIO Da imprenditrice ora è ciclista detentrice di due record del mondo
Sfida i tuoi limiti per raggiungere i tuoi sogni. Questo è il motto di Paola Gianotti, classe 1981, che, da imprenditrice, è diventata una ciclista da Guinness world record e una speaker motivazionale. E autrice del libro Sognando l’infinito. Ospite del Cinema vekkio di Corneliano, la sportiva ha raccontato i momenti più belli della sua carriera. Eccoli, riassunti nell’intervista che ci ha concesso.

Come è nata la sua passione per il ciclismo?
«La passione per i viaggi si è unita all’amore per lo sport, nato quando ero bambina. La svolta è arrivata nel 2012 quando, a causa della crisi economica, sono stata costretta a chiudere l’impresa che, quattro anni prima, avevo aperto a Ivrea. Ho sentito l’esigenza di cambiare vita e mi sono posta come obiettivo il giro del mondo in sella alla mia bicicletta».

Quali sono state le sue imprese più importanti?
«Oltre al giro del mondo, che mi ha permesso di vincere il Guinness world record, nel 2015 ho percorso la Russia in bici e nel 2016 sono stata ambasciatrice di Radio 2 per il progetto “Bike the Nobel”: ho pedalato da Milano a Oslo, per circa 2mila chilometri, per proporre la bicicletta, il mezzo di trasporto più democratico al mondo, come premio Nobel per la pace. Infine, nel maggio del 2016 ho viaggiato per 48 Stati americani per raccogliere fondi per donare 73 bici alle donne in Uganda».

Qual è stato il momento più emozionante?
«Sicuramente la consegna delle bici alle donne del Karamoja è stata una delle vittorie più belle della mia carriera. Questa regione è una delle aree più povere dell’Uganda e la bicicletta è un mezzo di trasporto fondamentale: le distanze da percorrere sono immense e purtroppo non ci sono mezzi a disposizione per la popolazione».

Dalla sua storia ha tratto anche un libro. Quando è nata l’idea di diventare scrittrice e che cosa voleva trasmettere ai lettori?
«Il giro del mondo è stato un viaggio, oltre che fisico, spirituale. Proprio in quel periodo è nata l’idea del libro. Il volume non vuole essere un inno al ciclismo, ma un messaggio di speranza per i lettori: con la mia avventura voglio dimostrare che, con impegno e determinazione, i sogni si avverano e, quando la vita si fa difficile, è necessario reinventarsi e lottare per quello in cui si crede».

Le Langhe e il Roero hanno puntato sul cicloturismo. Sarà una scelta vincente?

«Assolutamente sì: viaggiare in bicicletta permette di scoprire davvero i luoghi. Io stessa, quando torno a casa, a Ivrea, pedalo e scopro sentieri incantevoli che non avevo mai visto prima. Il turismo all’aria aperta è un ottimo modo per innamorarsi di un territorio, entrare in contatto con la natura e conoscere anche nuove persone lungo il percorso».

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
«Sto lavorando a un nuovo progetto, che potrebbe prendere vita nella primavera-estate di quest’anno: non posso ancora rivelare nulla, ma posso anticipare che sarà un progetto sociale e che si svilupperà all’estero».

Alessia M. Alloesio