Ad Alba, Maurizio Ambrosini: «Sui migranti è necessario pragmatismo»

ALBA  A intervenire, con una lezione dal titolo provocatorio “Migranti? Aiutiamoli a casa loro”, è il vercellese Maurizio Ambrosini, sociologo e professore dell’Università di Milano. L’occasione è l’ultimo appuntamento del Corso di formazione sociale. Il tema, complesso e di stretta attualità, ci consente di approfondire domande urgenti, proposte nei giorni scorsi ai lettori di Gazzetta attraverso un sondaggio on-line. Sull’argomento abbiamo posto alcune domande al professor Ambrosini.

La questione migranti ci riporta al dibattito sullo ius soli. Il clima è agitato.
«Lo definirei incandescente. Ci si schiera e ci si divide quando si parla d’immigrazione. La questione è simbolica ma credo che occorra un approccio pragmatico. Il dibattito pubblico è spesso condizionato da un utilizzo scorretto del termine immigrato».

Chi è l’immigrato?
«Mi affido alla definizione offerta dall’Onu: l’immigrato è una persona che si è spostata in un Paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel Paese da più di un anno. Si noterà, allora, come una grossa parte dell’immigrazione conosciuta dal nostro Paese sia europea, femminile e di cultura cristiana. Lo dicono i dati, ma la percezione degli italiani è diversa. Siamo influenzati dalla rilevanza che l’informazione attribuisce a una piccola parte del fenomeno».

Di quali cifre stiamo parlando?
«I richiedenti asilo rappresentano solo il cinque per cento del fenomeno migratorio in atto. Le televisioni e le prime pagine dei giornali s’interessano solo a questa modesta percentuale. Si è portati a sovrastimare il numero degli immigrati e a giudicarli un ostacolo al nostro benessere. La verità dei dati mostra, invece, come l’immigrazione sia una risorsa necessaria per il funzionamento delle economie dei Paesi ospitanti».

Allora perché tanta paura e tante resistenze a un provvedimento come lo ius soli?
«Questo perché la discussione è troppo generale. Si dovrebbe iniziare a ragionare per gruppi diversi di migranti e, inoltre, distinguere fra due concetti: nazionalità e cittadinanza. Lo ius soli interviene a modificare quest’ultimo. Dobbiamo abituarci a una società dove la cittadinanza è estesa a persone nate all’estero, ma che contribuiscono in modo attivo allo sviluppo sociale ed economico della comunità dove hanno scelto di vivere».

Lei conosce bene il nostro territorio. Come valuta il fenomeno migratorio in queste zone?
«Nel basso Piemonte, come in tutte le zone caratterizzate da lavoro agricolo specializzato, lo sfruttamento dell’immigrazione si mantiene contenuto. L’integrazione è più efficace rispetto a zone depresse del Paese, dove essa fallisce perché l’immigrato è un emarginato sociale, privo di elementari diritti».

Alessio Degiorgis