Attilio Scienza: «La genetica fa paura, ma è il progresso»

SERRALUNGA
«Tradire la tradizione ma con rispetto». È la provocazione posta al centro del primo incontro del 2018 alla fondazione Mirafiore, venerdì scorso. Ne è autore Attilio Scienza, fra i più importanti genetisti.

Professore, la scienza e la tecnologia ci forniscono strumenti sempre più affinati per modellare la natura. Eppure, è opinione diffusa, che questo potere possa rovesciarsi contro l’uomo…

«La storia della civiltà testimonia di come l’uomo abbia sempre temuto che la natura potesse ribellarsi. Il cambiamento climatico è una paura ancestrale che non caratterizza solo la nostra epoca. Lo sviluppo di un’agricoltura sempre più sofisticata non ha eliminato il ricorso alla superstizione e si è conservata intatta una certa diffidenza verso i progressi scientifici».

Può fare un esempio?
«La vita dei campi è sempre stata scandita da riti propiziatori, anche in tempi recenti. Pensiamo all’invenzione del cannone antigrandine. Non ci sono fondamenti scientifici che avvalorino l’utilizzo di questo mezzo. Eppure molti coltivatori sono ancora convinti di una sua efficacia. Il paradosso è che si preferisce credere che funzionino questi strumenti mentre si ha paura della genetica, una scienza che può apportare concreti miglioramenti».

Molti obietteranno che la modificazione genetica in agricoltura sia già largamente impiegata…
«Nella coltivazione della vite non molto. È radicata la convinzione che la scienza possa minare la purezza dei nostri prodotti. Al contrario, abbiamo la possibilità di valorizzarli e preservarli. L’Italia, in questo specifico settore, ha una posizione di vantaggio nella ricerca scientifica. Mancano però le occasioni per sfruttare questo beneficio».

Come si può vincere questa diffidenza?
«Non è solo questione di interventi economici. L’investimento più urgente va fatto nella comunicazione scientifica, spesso giudicata noiosa e astratta. La scienza, invece, è al servizio della comunità, di tutti. Deve proporsi come garante dei produttori e offrire risposte chiare ai consumatori. Si tratta di esorcizzare la paura della scienza».

Si teme che l’allargamento delle vigne possa sottrarre superfici boschive, essenziali per il tartufo. Cosa ne pensa?
«È un falso problema, la convivenza è non solo possibile ma auspicabile. Il tartufo necessita di terreni con caratteristiche e qualità diverse rispetto ai terreni coltivati a vite. La natura preserva la varietà, all’uomo il compito di trattarla con rispetto».

Alessio Degiorgis