Tosca, la voce per ricordare Karol Wojtyla

Tosca, la voce per ricordare Karol Wojtyla

L’INTERVISTA La celebre interprete in concerto ad Alba venerdì 28 settembre in piazza Cagnasso. La cantante e attrice Tosca – Tiziana Tosca Donati, nata a Roma nel 1967 – sarà in concerto ad Alba venerdì 28 settembre nell’ambito del programma allestito da diocesi e città per ricordare i quarant’anni dell’elezione di Giovanni Paolo II. L’appuntamento è in piazza Cagnasso, nell’ala del mercato coperto, alle 21. L’ingresso è libero.

È una lunga carriera quella di Tosca, lanciata nel 1992 con il primo album fino al 2017 con Appunti musicali dal mondo, viaggio nella musica tradizionale che passa tra le suggestioni del fado portoghese, della morna, i canti augurali dei matrimoni Yiddish, una canzone libanese e una ballata zingara, fino ad approdare alle sponde italiane della musica d’autore e popolare, senza scordare un omaggio alla canzone romana. Tra le tappe artistiche di Tosca c’è la partecipazione al Giubileo del 2000, indetto proprio dal futuro san Karol Wojtyla.

Tosca, il suo viaggio nelle melodie popolari, esplorando geografie lontane, sembra un movimento opposto a quello di “chiusura” e nazionalismo che si respira in Italia a livello politico e sociale negli ultimi mesi.

«La musica popolare è un tetto e un rifugio, è casa, piena espressione di un popolo. Ogni cultura racconta la propria storia e le proprie emozioni attraverso la canzone, perciò ritrovo nel contatto con le tradizioni un riparo e un significato confortanti in un mondo sovente sbilanciato, confuso e dimentico dei significati più importanti. Qualcuno afferma che nei brani popolari “si canta come se fosse l’ultimo giorno”. Penso che sia una frase esplicativa».

L’Italia ha una musica popolare che racconta l’anima collettiva?

«Siamo diventati un Paese morboso e non curioso. Uno dei pochi luoghi dove la differenza è mal tollerata: pensiamo a quando vediamo un uomo o una donna con i capelli verdi camminare in strada. Nella maggioranza dei Paesi nessuno si stupirebbe, qui ne ridiamo. In Italia purtroppo la musica pop subisce l’influenza dell’America, si appiattisce su significati più estetici».

Insomma è una musica che obbedisce ai mercati più che alle emozioni interne.

«È una musica globalizzata, i fruitori rispondono al principio: “mangio quello che mi dai”, ovvero prendo ciò che viene propinato dall’alto. Talvolta siamo più orientati all’ottenimento di riconoscimenti esterni, oppure impegnati ad adottare comportamenti che spingono all’omologazione e all’imitazione. Perché questa evoluzione? Siamo una cultura molto antica, le variabili esplicative possono essere molte. Un obiettivo importante potrebbe essere quello di imparare a concentrarci sul capire ciò che ci piace».

Valerio Giuliano

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