Delitto Caccia: confermato l’ergastolo per Schirripa

Caso Caccia: la figlia Paola e l’avvocato Repici hanno parlato di depistaggio

MILANO È arrivata il 14 febbraio la conferma della condanna all’ergastolo per Rocco Schirripa, chiesta dal procuratore generale Galileo Proietto il 5 del mese: anche per la Corte d’assise di appello di Milano è stato lui, oggi 65 anni, l’esecutore dell’omicidio del procuratore Bruno Caccia, avvenuto il 26 giugno 1983. Per l’omicidio era stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore.

«La cifra del processo è stata il minimalismo secondo il nostro avvocato Fabio Repici; è stata la fretta, direi io, visto che non si è voluto approfondire ma nemmeno acquisire documenti su cose successe dopo il processo di primo grado», commenta Paola una dei tre figli del magistrato ucciso: «Penso a un teste che prima era sconosciuto ed è poi venuto fuori dalle indagini sulla mafia in Valle d’Aosta, Daniel Panarinfo, o ad alcuni magistrati a cui noi avremmo voluto porre delle domande. Avremmo voluto avere più spazio, non per divagare ma per capire meglio che posto occupava l’imputato, che ambiente c’era intorno, quali i legami fra i gruppi criminali».

Alla Procura di Milano rimane aperta un’inchiesta a carico di Francesco D’Onofrio, ex militante di Prima linea ritenuto vicino alla ‘Ndrangheta e indagato a piede libero come possibile altro esecutore materiale dell’omicidio, in base alle dichiarazioni del pentito Domenico Agresta. Restano inoltre aperti i fascicoli che riguardano Rosario Cattafi e Domenico Latella, che secondo la famiglia del magistrato ucciso, sepolto a Ceresole d’Alba, avrebbero delle responsabilità nell’omicidio, in particolare come mandante e killer.

Adriana Riccomagno

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