Altro che fare il Barolo, Alba al vino deve altro

Il consorzio ora programma il futuro

DIBATTITO Ha fatto scalpore la lettera di Lorenzo Paglieri, candidato sindaco della città di Alba nella lista Alba bene comune, pubblicata su Gazzetta d’Alba del 19 marzo: si ipotizzava l’ampliamento della zona del Barolo alla parte di Alba più vicina a Grinzane. Il tema non è nuovo. E non è nemmeno un’esclusiva del Barolo. Anche altri vini a denominazione di origine hanno affrontato nel tempo sollecitazioni ad ampliare la loro zona. E nel Barolo, come ricorda lo stesso Paglieri, la materia ha visto dibattiti e proposte a varie riprese. Non ultime quelle degli anni Novanta, quando – con la legge 164 del ’92 – i disciplinari dei vini di Langa e Roero furono rivisti per adeguare i contenuti al nuovo testo legislativo.

Proprio in quel periodo, al Consorzio Barolo e Barbaresco – responsabile delle denominazioni albesi – erano giunte varie di queste sollecitazioni da parte di produttori e istituzioni, evidentemente con terreni o spazi vitati fuori dall’area di origine del Barolo. Ma nessuna di quelle rivendicazioni fu condivisa dai produttori che da più o meno tempo partecipavano alle dinamiche produttive e di identità della Docg.

Interpellato su questa nuova sollecitazione, il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha ribadito la posizione di sempre, ovvero che questa – come ogni regola produttiva – è materia esclusiva dei produttori che operano con la denominazione. Il presidente Matteo Ascheri è molto chiaro: «Le denominazioni di origine dei vini non sono delle realtà astratte e senza titolarità: appartengono come proprietà collettiva alle aziende che partecipano alle loro dinamiche produttive e di mercato. Dagli amministratori e dai politici, quindi, noi produttori ci aspettiamo altri sostegni e interventi. Più che discutere se Alba debba o meno far parte della zona d’origine del Barolo, un amministratore dovrebbe dare risposte alle esigenze del nostro settore e aiutarlo a svolgere in modo efficace la sua attività. I problemi su cui lavorare sono tanti: Alba è carente di spazi adeguati per mostre e manifestazioni e il vino è uno dei principali attori di queste attività. Il territorio albese soffoca ogni giorno per un traffico molto pesante e bisognerebbe migliorarne la logistica. Nemmeno si dovrebbe lasciare allo sviluppo spontaneo il turismo enogastronomico: il rischio è di consentire afflussi esagerati in certi periodi dell’anno, a scapito della qualità dell’offerta e della soddisfazione del consumatore». Conoscendo Paglieri, si dubita che con la sua proposta intendesse creare problemi al mondo del vino albese.

Joe Bastianich testimonial del Barolo 2012 2

Secondo Ascheri «probabilmente è così. Forse voleva solo dare un contributo al dibattito del territorio. Però questa per noi è una questione di ruoli. Se ognuno svolgesse il suo in modo efficace, senza invadere i campi altrui, ci sarebbero vantaggi per tutti. Le regole della produzione – e la zona di origine del Barolo è una regola produttiva di questo vino – sono continuamente oggetto delle verifiche e dei confronti tra i produttori, che sono imprenditori a tutto tondo e lavorano quotidianamente a contatto con interlocutori del mondo intero».

Il dialogo tra politici, amministratori e produttori potrebbe essere strategico e favorire risultati positivi per la collettività. Ma, come dice Ascheri, ognuno al suo posto: e il presidente del consorzio ricorda come, quando un politico vuole appropriarsi delle competenze dell’imprenditore, le conseguenze spesso non siano quelle che ci si potrebbe aspettare.  Del resto, il mondo vitivinicolo di Alba ne sa qualcosa, con quel progetto dell’Alba Doc che è rimasto sulla carta anziché tradursi nella realtà.

Giancarlo Montaldo

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