Con Paolo Tibaldi scopriamo il significato della parola piemontese “Ganassé”

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ABITARE IL PIEMONTESE

Ganassé: Parlare molto e ad alta voce; sproloquiare a vanvera

Un paio di anni fa, ci fu una puntata che dissertava attorno alla parola bërtavela che indica anzitutto un animale – la pernice rossa – ma per movenze e metafore viene anche associata ad una lingua un po’ troppo chiacchierina. E bene questa settimana, mentre ci accingiamo alle urne, c’è chi provvede a fare comizi, campagne elettorali, e discorsi più o meno entusiasmanti pur di accalappiare elettori e dunque consensi. Ecco dunque che ho temporeggiato fino a questa settimana per ragionare sulla parola… ganassé.

Ganassé è un verbo utilizzato in diverse lingue locali italiane, oltre al Piemonte. Troviamo parole simili nelle varianti dell’Emilia-Romagna, in Veneto, nei dintorni di Roma, in Liguria. Ganassé vuole descrivere l’azione di chi è particolarmente propenso alla loquacità, sia essa superficiale, sia approfondita, ma pur sempre smodata e concitata. Non importa l’argomento, per alcuni individui: la cosa importante è comunicare con la parola. C’è una gran fetta di società che ha la grande dote di saper parlare pur senza aver nulla da dire.

Chi ganàssa, solitamente lo fa ad alta voce. Costui deve discutere, ciarlare, mostrare con ‘pathos’ quanto il proprio ragionamento sia fondato. Non sempre va a buon fine, ma è comunque un modo alternativo per allenare le mascelle, quelle che i piemontesi chiamano mangiòjre. Sono proprio queste a battezzare la parola di oggi. Mangé a quatr ganàsse significa proprio mangiare con avidità, masticando animatamente tanto è l’appetito.

Ganassé, per assonanza lo riconduciamo serenamente alle ganasce che a loro volta hanno un’origine sia latina, sia greca. Nel latino, infatti troviamo il lemma ganathus, mentre in greco la parola è molto simile, ovverosia ganathos. Un famoso drammaturgo, Oscar Wilde diceva in una sua commedia “non è importante ciò che si dice, ma come lo si dice”. Che dire? Buone elezioni!

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