Ecco il contributo dei cristiani alla società civile

PENSIERO PER DOMENICA – SESTA DI PASQUA – 26 MAGGIO

La città fa da sfondo alle letture della VI domenica di Pasqua. L’immagine più suggestiva è senza dubbio quella dell’Apocalisse: «la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio» (21,10). Proviamo allora a cogliere nelle letture della Messa alcune indicazioni per vivere e umanizzare le nostre città, fino a farle diventare luogo di salvezza, sulla scorta anche dell’Evangelii gaudium e del magistero di Francesco, che più volte ha evidenziato l’esigenza di evangelizzare le moderne città.

La città in cui Dio pone la sua dimora non ha confini geografici, ma è composta da quanti ascoltano la sua parola e la mettono in pratica: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). L’interiorità delle persone, la loro coscienza è la dimora di Dio sulla terra: ecco perché Gesù non ha avviato la costruzione di nessun tempio e l’autore dell’Apocalisse, contemplando la città futura, dichiara: «In essa non vidi alcun tempio». Nelle moderne città questo comincia a realizzarsi: la chiesa-edificio non ha più una posizione centrale; edifici ben più alti la nascondono. Può essere l’occasione per riscoprire che la dimora preferita di Dio sono le persone vive: lì va cercato; lì va incontrato.

La città è il luogo delle differenze. Nella prima lettura (At 15,1-29) ci viene ricordato che un problema della comunità primitiva è stata la sfida delle differenze. La risposta, è stata chiara e vincolante: dare vita a una religione diversa da tutte le altre, perché plurale, con il minor numero possibile di vincoli, dando spazio a tutti, avendo come legame la relazione personale con il Risorto. Importante anche la strada che ha portato a questa conclusione: un percorso sinodale fatto di discussione franca, di dialogo aperto, di ricerca della novità di Gesù.

L’anima della città è l’amore. Gesù ha posto una stretta correlazione tra ascolto della Parola, amore e pace: tre doni che egli ci ha fatto e che si rafforzano a vicenda. La pace è prima di tutto dono di Cristo risorto ma poi, come spiega sant’Agostino nella sua opera La città di Dio, è compito primario dello Stato terreno: la sua vera ragion d’essere. È utile riflettere sull’argomento in questa domenica elettorale: buon criterio di scelta del credente è individuare e votare le persone e i partiti davvero capaci di lavorare per la pace e la concordia tra gli uomini. Ricordando che l’Ue, pur con i suoi limiti, ha garantito al continente settant’anni di pace: il più lungo della sua storia!

Lidia e Battista Galvagno