Perché il Grembiule in piemontese è detto Faudà? Scopriamolo con Paolo Tibaldi

Faudà: Grembiule, sopravveste

Avendo scritto l’articolo poche ore prima delle elezioni, non ho idea di come siano andata, ma qualunque sia il loro esito – vittoria di qualcuno o ballottaggio che sia – la parola di oggi è un invito ad adoperarsi d’ora innanzi. Quale migliore occasione per portare ad esempio un indumento da lavoro!? Se un giorno vi capitasse di vagare per la langa, tra Benevello e Trezzo Tinella, troverete uno spiazzo dove giace la cosiddetta Donna di Langa, un monumento realizzato per la figura salvifica, paziente, tenace e forgiata al lavoro quale è stata la donna sulle nostre colline. Essa indossa proprio un grembiule, simbolo dell’adoperarsi.

La puntata di oggi vuole proprio raccontare il grembiule piemontese, chiamato in diversi modi a seconda della zona, a cominciare con faudà e proseguendo con fodà, faudàl, fodaȓin, fodaȓèt, fodaȓàss e via dicendo; troviamo molte declinazione del grembiule, ma prima di illustrarle è necessario sapere che la sua etimologia è di esito latino, ma anche germanico con la parola Falda che è la piega in una veste. In greco poi, fadhi, indica il tessuto. Possiamo dire che è una parola consolidata dall’umanità.

Ad ogni modo, l’assonanza di faudà, ci riporta proprio alla falda dell’abito femminile tra cintura e ginocchio. La fauda è l’incavo che si crea nell’abito fra le ginocchia e il seno di una donna quando è seduta. Tra le declinazioni che si accennavano troviamo il fodaȓin che è il grembiulino usato dai bambini, specialmente a scuola; c’è il fodaȓèt che è il grembiule di cuoio o di un tessuto spesso, indossato da artigiani e operai; infine c’è il fodaȓàss, ovvero il grembiule di traliccio per portare erba.

La dedizione al lavoro e la necessità di stabilire unità di misura socialmente convenzionali hanno fatto sì che la faudaȓà (o fodaȓà) fosse proprio un metodo per quantificare ciò che poteva contenere un grembiule, siano esse nocciole, uova, bucce di frutta, patate o pomodori. Il faudà era il mezzo di trasporto. Per il trasporto di vegetali, dopo il faudà, c’è subito il platò, ma questa è un’altra storia.

Paolo Tibaldi