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Ad Alba, nel Carroccio non c’è spazio

ALBA Dopo la presa di distanza di uno dei leghisti albesi della prima ora, Gabriele Mutti, dimessosi dal Consiglio comunale a inizio novembre, prosegue la diaspora all’interno del gruppo della Lega. Il team è formato da molti attivisti di lunga data che ora prendono le distanze, non dal partito o dal segretario Matteo Salvini, ma dai coordinatori del Carroccio all’ombra delle torri, rei, a dire dei vari fuoriusciti, di vivere il partito come una loro proprietà.

Primo a sinistra, al tavolo dell’esecutivo albese guidato da Carlo Bo, l’assessore Marco Marcarino; penultimo l’assessore Bruno Ferrero.

Dopo l’onda lunga delle passate elezioni comunali, che hanno portato Carlo Bo in piazza Duomo, il gruppo si è evoluto ed è passato da non avere rappresentanza in Consiglio nel 2014 a piazzare ben sette rappresentanti tra Giunta e Consiglio. L’unica costante – ieri come oggi – rimane l’autoribattezzatosi “superassessore” Marco Marcarino, deus ex machina ad Alba. Al suo fianco è tornato, dopo un certo periodo di pausa, l’attuale delegato al bilancio Bruno Ferrero. Con Marcarino e Ferrero a tirare le fila del Carroccio in salsa langhetta sono inoltre la consigliera Elena Alessandria, “chioccia” per il giovane Lorenzo Barbero e per la neoentrata – nella Lega e in Consiglio – Ylenia Cane. Dietro di loro i consiglieri L’Episcopo e Magliano.

Alle loro spalle, ma sempre lontano dai riflettori, scalpita un gruppo di fedeli alla causa di Matteo Salvini, che si sono sentiti abbandonati dopo le elezioni, tanto che alcuni hanno scelto di prendere le distanze dagli attuali coordinatori albesi.

«Molti se ne sono già andati e altri lo faranno: la Lega rischia grosso»

“L’ultimo critico in ordine di tempo è B.M. che spiega: «Dopo quasi 4 anni da attivista della Lega mi sono dovuto tesserare a Pontida, perché la tessera mi è stata negata dai coordinatori della città. Queste persone vivono il partito come qualcosa di loro e non ne hanno capito le finalità. Mi sono sempre reso disponibile ai gazebo per qualsiasi necessità. Mai mi sono rifiutato di aiutare il gruppo di un partito in cui credo ancora e per cui mi sono candidato il 26 maggio. Ho portato idee e progetti, tra cui quello per un cimitero per animali di affezione.  Il mio sbaglio è stato di non dire sempre sì e non accettare imposizioni dai coordinatori. Il risultato è stato l’allontanamento da parte di chi vede la militanza nella Lega solo come un modo per ottenere un posto al sole». B.M. aggiunge: «Sono molte le persone deluse da chi gestisce il gruppo albese: alcuni hanno già lasciato, altri lasceranno presto. È triste per quelli come me che credevano in questo progetto vedere persone trattate a pesci in faccia da chi sente la Lega come una cosa propria».

g.a.