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Scopriamo perché la recluta viene detta “Bòcia” in piemontese e in altri dialetti

Bòcia: Testa, sfera, boccia; giovane apprendista manovale; nuova recluta nei reggimenti di fanteria alpina.

 

Eccoci con una parola della rubrica assai curiosa e dai molteplici significati. Parliamo di bòcia, che ha più di due significati; eppure il contesto in cui viene pronunciata, chiarisce sempre le idee.

La bòcia, quando è al femminile, può essere anzitutto una boccia: sia essa quella metallica del gioco delle bocce, sia essa un vaso di vetro per contenere fiori, pur sempre di boccia si tratta, anche in italiano. Vi è anche un figura retorica per la quale bòcia, sempre al femminile, è la testa proprio per la sua forma sferica. Infatti quando qualcuno non ne capisce più una, si dice s-lì o ȓ’ha perdì ȓa bòcia (quello ha perso la testa). Nel latino volgare BOCCIAM, rappresenta la rotondità.

Veniamo al significato più curioso e interessante della parola di questa settimana; il bòcia, nella forma maschile. Nel settentrione italiano si tratta originariamente di un ragazzo o una recluta militare (solitamente negli alpini), in quanto in passato, a causa dei pidocchi, si rasava il cranio che veniva associato ad una boccia, come dicevamo prima.

Il termine di oggi si estende ben oltre l’ambiente militare: bòcia è niente meno che un giovane apprendista che affianca un artigiano esperto nella sua attività. Solitamente quest’ultimo, approfitta della presenza del bòcia per fargli fare tutte le attività di contorno, molto faticose; qualcuno deve pur farle e un giovane ragazzo appena arrivato è quel che ci vuole: ha bisogno di imparare dal “maestro” tutti i passaggi. Solo ed esclusivamente in ambito edile, il bòcia prende il nome di foricc oppure portabojeu (porta-secchielli).

Il bòcia ha assunto significato di garzone, aiutante e apprendista, per un processo metonimico “il ragazzo della boccia”, dovuto ad una delle mansioni più frequenti, quella di provvedere per tutti al rifornimento di acqua e vino.

Attenzione però a non confondere la parola di oggi con un’altra assonante, bòcc, che invece rappresenta un giudizio verso colui che è un po’ testone, non completamente intuitivo e comunque duro di comprendonio.

Paolo Tibaldi