Se siamo autentici finiamo per incontrare Dio

PENSIERO PER DOMENICA – TERZA DI QUARESIMA – 15 MARZO

Le chiese restano chiuse ma molte parrocchie prevedono la diffusione in Tv o in streaming delle funzioni: come ad esempio, al santuario Madonna Moretta di Alba e alla Madonna dei fiori di Bra

La fame è cattiva consigliera; la sete ancora di più. Ti mette alla prova, specie se sai che l’acqua c’è, ma non riesci a raggiungerla. È successo con Mosè, nel deserto (Es 17,3-7); a Gesù al pozzo di Sichem (Gv 4,5-42); succede oggi in Africa e succederà in futuro. Le prossime guerre saranno per l’acqua. Ma la sete è anche simbolo dei nostri bisogni di senso della vita, di amore, di Dio. Come chiave interpretativa delle letture, scegliamo le parole-invito di Gesù alla Samaritana: «Se conoscessi il dono di Dio».

Se siamo autentici finiamo per incontrare Dio

Dono di Dio è l’acqua, come tutte le realtà più importanti, a cominciare dalla vita. Possiamo pretenderli con arroganza come gli Israeliti a Massa e Meriba; possiamo chiederli sommessamente, come Gesù: «Dammi da bere». La donna pregusta la vendetta: uno di quei Giudei che disprezzano i Samaritani ha bisogno. «Come mai tu, che sei un Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una Samaritana?». Gesù non replica. Semplicemente alza il piano del discorso: «Se conoscessi il dono di Dio e chi è che ti chiede: “Dammi da bere”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». In questo modo fa breccia nell’animo della Samaritana: «Dammi quest’acqua perché io non abbia più sete e non continui a venire qui». La donna continua a pensare all’acqua, ma invocando aiuto ha abbassato la guardia.

Dono di Dio è placare la sete interiore. Gesù coglie l’attimo: «Va’ a chiamare tuo marito e torna qui». Ha toccato il suo problema. Gesù rivela noi a noi stessi. «Non ho marito». «Hai avuto cinque mariti…». Gesù non giudica: sa che questo era il destino di ogni donna ripudiata: se non veniva riaccolta in famiglia (caso raro!), non aveva altra sorte che farsi mantenere da qualcuno! Però per accogliere il Vangelo dobbiamo essere chiari, fare la verità dentro di noi.

Dono di Dio è l’incontro con lui. La donna cerca ancora una scappatoia: dove adorare Dio, sul monte Garizim o a Gerusalemme? Ci si rifugia nella chiacchiera quando non si vuole toccare la vita! Ma Gesù sposta il discorso su un piano più alto: «I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». La donna cerca ancora di guadagnare tempo: «So che deve venire il Messia…». Gesù la inchioda con una rivelazione folgorante, la più chiara del Vangelo: «Sono io che ti parlo!». In un dialogo di rara intensità entrambi gli interlocutori si sono lasciati scappare il segreto gelosamente custodito: la donna, la sua condizione di vita; Gesù, la sua messianicità. Un dialogo autentico culmina in un incontro. Il dono più bello.

Lidia e Battista Galvagno

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