A Niella Belbo le tome di Gianluca con la ricetta della nonna

NIELLA BELBO A poco più di vent’anni, dopo studi da elettricista e un’esperienza lavorativa in un’azienda albese, si può scegliere di partire per l’alta Langa per dedicarsi all’allevamento e alla produzione di formaggi nella cascina dei nonni paterni. È ciò che ha fatto Gianluca Fracchia, 24 anni, albese con le radici sulle colline più alte (papà di Niella Belbo e mamma di Mombarcaro), che in località Camporattaro (in dialetto Campratè, come il nome dell’azienda agricola) da un paio d’anni alleva ovini e dal 2020 produce formaggi da autodidatta, secondo gli insegnamenti di nonna Franca. «È un’attività che richiede un impegno costante. Non esistono sabati e domeniche e al mattino mi sveglio alle 6 per la prima delle due mungiture giornaliere. Faccio più ore rispetto al mio precedente lavoro, ma mi pesa molto meno. Ho sempre avuto la passione per gli animali e la vita all’aria aperta», racconta Gianluca, che alleva 150 pecore di razza Lacaune e 40 capre. Grazie a queste ultime l’anno prossimo amplierà la produzione, aggiungendo a tome, robiole, caciotte e pecorino, anche formaggi caprini.

Per ospitare gli animali Gianluca ha ristrutturato la stalla dove un tempo c’erano le mucche e tra qualche giorno le pecore inizieranno a pascolare nei prati di Camporattaro e in quelli più a valle, verso il Belbo. Per accudire il gregge ci sono cinque cani pastori abruzzesi. Anche se finora i lupi a Camporattaro non si sono ancora visti, poco lontano ci sono già stati attacchi alle pecore ed è meglio essere prudenti.

Per produrre formaggi Gianluca usa solo il latte delle sue pecore, nutrite, oltre che con l’erba dei pascoli della zona, con fieno e cereali di propria produzione. Tra tome e robiole, dal piccolo caseificio di Niella escono circa 250 forme alla settimana. Nonostante la chiusura dei ristoranti in questi ultimi mesi si sia fatta sentire molto, l’attività sta andando bene con la vendita nei piccoli negozi della zona o direttamente in cascina, dove si trovano anche farina per la polenta, nocciole e patate dell’alta Valle Belbo.

Corrado Olocco