L’amore e la salvezza di Dio non si comprano

PENSIERO PER DOMENICA – TERZA DI QUARESIMA – 7 MARZO

La Quaresima, tempo di preparazione alla Pasqua, è un invito a purificare la nostra vita, a rivedere i fondamentali della nostra fede. Le letture di questa terza domenica ci orientano proprio in questa direzione. Alla luce della novità del messaggio di Gesù siamo invitati a rivedere la nostra fede, il nostro modo di celebrare il culto e la nostra visione della legge di Dio.

L’amore e la salvezza di Dio non si comprano
Cacciata dei mercanti dal tempio, Evangeliario in arabo del XVII sec. (Parma, biblioteca Palatina).

La novità della nostra fede è ben sintetizzata da Paolo nella prima Lettera ai Corinzi (1,22-23): «Mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani». Avere fede è credere nell’amore sconfinato di Dio per noi, annunciato e testimoniato da Gesù con il dono della sua vita. La salvezza è un dono gratuito di Dio. Questa è la novità nel mondo delle religioni; questa è la differenza cristiana.

La novità del nostro culto è espressa dal gesto provocatorio di Gesù nel tempio che Giovanni (2,13-25) colloca all’inizio della sua vita pubblica. Il tempio di Gerusalemme, ricostruito in 40 anni, a partire dal 19 a.C. era per gli Ebrei l’unico luogo di culto in cui venivano offerti sacrifici a Dio, ma anche un centro commerciale ed economico di prima grandezza. Gesù non condanna solo la speculazione economica, ma il modo di concepire la relazione con Dio basata sul do ut des. L’amore di Dio e la salvezza si accolgono con la fede e non si comperano: nemmeno con i sacrifici!

Una diversa concezione della legge, in particolare dei dieci Comandamenti è stata la novità di Gesù. Egli non ha cambiato la legge, ma ha in qualche modo riletto il brano dell’Esodo (20,1-17), precisando il ruolo originario dei dieci Comandamenti. Essi non sono la condizione per ottenere la salvezza – la liberazione dalla schiavitù d’Egitto c’è già stata e costituisce un dono gratuito di Dio! – ma indicano il cammino da percorrere per conservare quella libertà ricevuta in dono. Una delle più belle definizioni dei Comandamenti è “Segnali sulla strada della libertà”. Al tempo di Gesù e tante volte nella storia essi sono stati assolutizzati, considerati come condizione per ottenere la salvezza, non per conservare quanto ricevuto in dono. Questi “segnali” valgono anche per noi, se vogliamo conservare il mondo che Dio ha sognato per noi e che ci ha donato: pulito, libero, solidale, fraterno. Noi, quel mondo purtroppo lo abbiamo rovinato. E i Comandamenti ci indicano come possiamo risanarlo.

Lidia e Battista Galvagno

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